Non piu IVA per i subappaltiGiovedì 12 ottobre nell'edilizia entra in vigore il regime del cosiddetto "reverse charge" Iva.
L'obbligo riguarda le prestazioni di servizi (comprese quelle di manodopera) rese da subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono attività di costruzione o di ristrutturazione di immobili.

La svolta contabile è prevista dall'articolo 35, comma 5, del decreto legge "Visco-Bersani" (manovra bis), convertito con modifiche dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.

La disposizione - ricorda una nota del ministero dell'Economia - aveva subordinato l'entrata in vigore all'autorizzazione comunitaria. Ma con l'attuazione, dal 13 agosto scorso, della direttiva 2006/69/Ce, il sì dell'Unione europea non è stato più necessario.

Così, le nuove regole fissate dalla manovra bis - precisa la nota ministeriale, diffusa d'intesa con il dipartimento per le Politiche fiscali e l'agenzia delle Entrate - entrano in vigore giovedì, in conformità a quanto previsto dallo Statuto del contribuente.

Il comunicato del ministero dell'Economia fa riferimento alle operazioni effettuate a partire dal 12 ottobre 2006.

Poiché si tratta di prestazioni di servizi e l'articolo 6 del Dpr 633/72 prevede che la prestazione si considera effettuata al momento del pagamento del corrispettivo o anteriormente, se è stata emessa la fattura, dal 12 ottobre le fatture relative a subappalti non dovranno più esporre l'Iva.

Con l'introduzione del reverse charge l'obiettivo del Governo è quello di ridurre l'evasione Iva nel settore edile.

Il nuovo percorso dell'imposta prevede:
1) il subappaltatore emette fattura per i lavori eseguiti ma senza addebitare l'Iva, indicando nel documento fiscale la norma che lo esonera dall'applicazione dell'imposta (articolo 17 del Dpr 633/72);
2) l'appaltatore che riceve la fattura deve registrarla e integrarla con l'indicazione dell'aliquota Iva (ad esempio, il 4% per la costruzione di fabbricati con caratteristiche "Tupini", il 10% nel caso di opere di urbanizzazione o il 20% se si tratta di costruzione di fabbricati di lusso o di immobili industriali) e della relativa imposta dovuta;
3) l'appaltatore deve poi effettuare la registrazione della fattura ricevuta, sia nel registro delle fatture emesse (articolo 23 del Dpr 633/72) sia in quello degli acquisti (articolo 25 del Dpr 633/72).

L'integrazione della fattura del subappaltatore deve avvenire entro 15 giorni dal ricevimento.

Questa procedura non si applica, naturalmente, quando il committente è un privato, il quale continua a essere assoggettato all'Iva, e comunque un'impresa che non sia quella che costruisce o ristruttura.
Queste imprese continueranno infatti a ricevere fatture con evidenza dell'Iva.

Ma quali sono gli effetti del reverse charge?
Secondo il meccanismo previsto dalla manovra bis, il versamento dell'Iva non viene effettuato né dall'appaltatore, perché riceve una fattura senza Iva, né dal subappaltatore, perché non applica l'Iva in fattura e di conseguenza l'appaltatore detrae meno Iva e quindi ne versa di più.

Il subappaltatore si troverà dunque quasi certamente in una situazione di credito, poiché non espone più l'imposta in fattura ma continuerà a effettuare acquisti con Iva.

È stato però previsto un correttivo rispetto alla regola generale dei rimborsi e delle compensazioni.
I subappaltatori avranno la possibilità di chiedere il rimborso Iva infrannuale o di portare il credito Iva in compensazione.

Inoltre, se il volume d'affari del subappaltatore è costituito per oltre l'80% da contratti di subappalto, quindi senza l'applicazione dell'Iva, il tetto per le compensazioni è elevato a un milione di euro rispetto al limite di 516.456,90 euro.

La nuova disposizione che elimina l'Iva dalle fatture si applica nell'edilizia ma non si estende ad altri settori in cui è ammesso il subappalto.
L'attuazione del reverse charge nei cantieri apre però una serie di dubbi nei rapporti tra i contribuenti che dovranno essere chiariti dal ministero.
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