Setti, pareti e solai cementizi a vista, anche se lucidati, diventano una caratteristica di tendenza?
E' quanto fa pensare a prima vista la costruzione dell'architetto svizzero Christian Kerez, la sua Casa 'One Wall Project' a Forsterstrasse.
Elementi costruttivi identici e uguali materiali per dare continuità agli spazi indistinti?

Un tocco di modernità può essere l'uso indiscriminato della luce per far riflettere il verde degli alberi sulle regolari pareti di cemento senza soluzioni di continuità?

Le austeri pareti cementizie della casa, infatti, fondono qualsiasi impressione in un'unica entità architettonica. I setti di cemento sono posizionati uno sopra l'altro, sospesi sotto l'altro oppure a sbalzo: da elementi strutturali diventano partizioni caratteristiche di tipicità del materiale.
Ci si interroga, quindi, sul rigore e la severità del trattamento architettonico dello spazio mediante i setti di cemento.
I solai e le fette murali, che caratterizzano principalmente l’edificio, vogliono nascondere la visione monolitica del tutto?

Sarà un leggero ritorno al cosiddetto "brutalismo"? Oppure il tentativo di celare un design aperto e gratuito?

Il Brutalism

Ovviamente non ci troviamo nella stessa situazione in cui si ritiene si trovasse l'architetto svedese Hans Asplund quando diede origine all'espressione "nybrutalism" (nuovo brutalismo) coniato nel 1950 in un commento faceto su Villa Goth, una casa su Döbelnsgatan nel quartiere della città di Uppsala.
Gli architetti Bengt Edman e Lennart Holm progettarono questa residenza (per il farmacista Elis Göth) senza immaginare che la costruzione potesse significare, nella storia dell'architettura internazionale, l'avvio del termine brutalismo.

Infatti l'espressione, diffusa poi da alcuni colleghi britannici in visita in Svezia, fu adottata successivamente dagli architetti più giovani nel Regno Unito perché individuava un nuovo approccio all'architettura, un sforzo di creare edifici semplici e funzionali che, si dice, individuassero stilisticamente una reazione alla architettura del 1940, gran parte della quale caratterizzata da una nostalgica retrospettiva.
Oggi, allora, finalmente ci allontaniamo dalla astrusa architettura autocelebrativa delle archistar, tendenza di alcuni architetti contemporanei a lavorare più sull'immagine che sul concetto architettonico.

Arch. Lorenzo Margiotta

Christian Kerez

Christian Kerez è un architetto svizzero, ma nato a Maracaibo, in Venezuela. Ha studiato presso l'Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo, ricevendo un Master in Architettura nel 1988. Ha lavorato come fotografo di architettura fino ai primi anni '90. Questo lavoro, evidentemente, ha profondamente influenzato il suo approccio architetturale.
Dopo aver lavorato presso lo studio di Rudolf Fontana dal 1991 al 1993, ha aperto il proprio studio di architettura a Zurigo nel 1993. Christian Kerez è stato visiting professor presso l'Istituto Federale di Zurigo dal 2001, poi nominato come Assistant professor di design e Architettura (2003-2008) e infine professore ordinario.

I suoi progetti esprimono una architettura spesso legata alla cosiddetta crudezza del Konkrete Kunst (arte concreta) e al fascino ammesso dalla nudità delle opere strutturali.

Principali lavori:
1992-Oberrealta Chapel (Svizzera)
1996-Casa Ilheos (Brasile)
1996-Casa Vinheros (Brasile)
1998-2000: Museo d’Arte, Liechtenstein
1999-2003: Edificio residenziale a Zurigo
1999-2003: Scuola di Breiten Eschenbach (Svizzera)
2002-2009: Scuola di Leuteschenbach a Zurigo (Svizzera)
2004-2007: One wall project, a Zurigo (Svizzera)

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