Il Documento di economia e finanza (DEF), previsto sin dalla Legge n. 39/2011, viene presentato alle Camere entro il 10 aprile di ogni anno. E’ il principale strumento della programmazione economico-finanziaria in quanto indica la strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine. Viene proposto dal Governo e approvato quindi dal dal Parlamento.

Nel DEF 2016, approvato giovedì scorso dal Consiglio dei Ministri, si legge che a partire dal primo gennaio 2017 "i contribuenti che decideranno di avvalersi delle procedure automatizzate di fatturazione o di registrazione dei corrispettivi beneficeranno di importanti semplificazioni negli adempimenti fiscali.

E qualora si verificasse la scarsa adesione a tale disposizione da parte dei possibili utilizzatori, allora si renderà necessario (si legge nel DEF) un decreto correttivo per rendere obbligatorio - ovviamente per i soggetti che non opteranno per la fatturazione elettronica - l'invio telematico all'Agenzia delle Entrate di tutti i dati contenuti nelle fatture.

Purtroppo si deve anche evidenziare che, per essere buoni o ingenui, ancora una volta un provvedimento del Consiglio dei ministri crea scontento, dubbi e vera confusione!
E' stato già detto che "si tratta di un documento ambizioso", e che "la spesa pubblica e le tasse saliranno".

Ma questa volta addirittura si tenta di toccare anche le pensioni di reversibilità, cioè quelle che spettano al coniuge o agli eredi alla morte del pensionato o del lavoratore che ha versato i contributi.

Già due mesi fa era stato denunciato che si palesava un tentativo di tagliare questa ormai storica e sicura prestazione, poi giorni fa veniva scoperto un nuovo riferimento all’interno del Documento di Economia e Finanza appena presentato dal Governo e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti si affrettava a dichiarare che era stato solo un errore tecnico.

Confusione, incertezze, e veri errori? Oppure il tentativo di continuare a far cassa sulla pelle dei soliti ignari cittadini?
Se così, le pensioni di reversibilità potrebbero diventare "prestazione assistenziale", e che per poterne beneficiare in futuro bisognerà non superare certi parametri economici calcolati con il meccanismo dell’Isee.

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