Anni fa la prospettiva di una riforma delle professioni aveva alimentato, fra gli architetti, la speranza in un cambiamento radicale del sistema degli ordini, sostanzialmente intatto dal 1921, ma ancor di più in una sensibilità maggiore verso una professione che continua ad appassionare tantissimi giovani.

Invece, il governo Monti si era limitato ad adeguarlo alle linee guida europee lasciando insoddisfazione e delusione, ora continua imperterrita l'Antitrust a sottovalutare, anzi a mal considerare, l'impegno profondo che gli architetti pongono nello svolgere l'ormai difficile professione.

La professione dell’architetto, infatti, è fondata, per legge, "sull'autonomia e l'indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista". Dunque, non si tratta solo di un'attività economica: conta anche la componente culturale e dell’interesse pubblico.

L'ultima notizia è quella dell’Antitrust che ha aperto un’istruttoria nei confronti degli Ordini degli Architetti di Roma, Firenze e Torino, per verificare l’esistenza di eventuali "intese restrittive della concorrenza".

Tutto parte, ancora una volta, dal D.L. 1/2012 convertito nella Legge 27/2012, cosiddetto decreto Bersani che abrogava le Tariffe Professionali ufficiali, e dalla necessità di instaurare il rapporto cliente-professionista con un adeguato contratto e preventivo.
Il Nuovo Codice Deontologico infatti (ormai già in vigore) sancisce che l’Architetto dovrà formalizzare per iscritto un Contratto d’Incarico (art. 23 e 24 ); e il nuovo assetto normativo (con l’abrogazione delle Tariffe Professionali) ha mutato in modo sostanziale l’approccio alla formalizzazione dell’affidamento di incarico professionale dell’Architetto, introducendo tra le varie novità, l’obbligo di pattuire un preventivo di parcella dettagliato per singole prestazioni ed adeguato all'importanza dell’opera.

In questa situazione, i tre ordini professionali (Roma, Firenze, Torino) hanno sviluppato e messo a disposizione dei propri architetti iscritti un programma di calcolo Preventivi per favorire una valutazione parametrica, tra diverse ipotesi di stima, delle prestazioni convenute tra professionista e committente, sicuramente utile nella formulazione di un preventivo di parcella dettagliato e commisurato all'importanza dell’opera da realizzare.

Ma per l'Antitrust ciò significa "alterazione della concorrenza".
Siamo quindi di fronte alla morte dell’architettura?
No, solo un altro modo di offenderla, sebbene quest'arte primaria tenti di continuare a organizzare al meglio la società di oggi.

Gli ultimi anni, con bolle speculative e crollo degli investimenti, sono stati duri per architetti e progettisti e in molti hanno voluto vedere in queste difficoltà l’inizio della fine della professione.
Ma questo non può accadere perchè l’importanza dell’architettura nel pensare e organizzare lo spazio che tutti noi viviamo non è in discussione. Semplicemente bisognerà cambiare approccio e interpretare ancor meglio i bisogni della società di oggi.

Il settore delle costruzioni, grazie ai nostri governanti, è stato portato ad un fermo totale dallo scoppio della bolla immobiliare e la conseguente recessione economica. Ma se insiste anche l'Antitrust a perseguire atti ingiustificati (che fanno anche pensare a una totale ignoranza dei fatti certi) allora è comprensibile che si continui a predire la morte definitiva della professione.

Arch. Ivano Sempieri

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