L'ANCE Veneto avverte che il 2012 sarà il sesto anno consecutivo di flessione dei livelli produttivi, perché continua a essere molto preoccupante lo scenario congiunturale dell’industria delle costruzioni del Veneto.

Mettere l edilizia al centro del piano di crescitaNel 2011 si è avuto un calo degli investimenti in costruzioni del 5,7%, nel 2012 è stimato un ulteriore calo del 4,1%. Dall’inizio della crisi, nel 2007 con un anno di anticipo rispetto al resto d’Italia, il comparto ha perso il 30% dei volumi produttivi, vale a dire circa 6 miliardi di euro, 33.400 occupati (- 16%) e circa il 20% delle aziende.

I dati sono stati illustrati da Ance Veneto, l’associazione regionale dei costruttori edili, a Padova alla presentazione del rapporto congiunturale sull’industria delle costruzioni del Veneto. Per Luigi Schiavo, presidente di Ance Veneto, il 2012 rappresenta "l’ anno zero del comparto, quello in cui o si riparte o si muore".

"Il settore delle costruzioni in Veneto – argomenta Schiavo – è al capolinea. Le potenzialità di lavoro non mancherebbero, nelle infrastrutture o nella rigenerazione urbana, ossia il recupero dell’esistente, ma oggi siamo fermi.
Chi lavora per la pubblica amministrazione viene pagato con un ritardo insostenibile. I nostri bilanci già duramente provati da una crisi senza precedenti, rischiano di saltare completamente. La prospettiva è il default di un intero settore economico, con gravissime conseguenze per l’equilibrio economico e sociale del Paese. A livello nazionale abbiamo già chiesto al governo lo stato di crisi del settore".

Per l’Ance la crisi del settore può essere arginata in tempo e la ripresa dell’edilizia trainare l’intera economia regionale e nazionale, purché vengano immediatamente adottati una serie di provvedimenti volti a rimuovere le storture del mercato e a rilanciare il settore delle costruzioni come strategia anticongiunturale.

"Non aiuta certo – continua Schiavo – il fatto che il governo Monti abbia di fatto espropriato le amministrazioni locali dei fondi propri reintroducendo la tesoreria unica. Un salto all’indietro di cinquant’anni. Tutto questo per poter disporre di liquidità ed evitare l’emissione di nuovi titoli pubblici a sostegno della spesa corrente, che non è stata ancora toccata. Chi sostiene questa azione o non adotta misure di contrasto, di fatto approva lo sperpero che ha portato il Paese sul baratro del default finanziario".

La reintroduzione della tesoreria unica – secondo Ance Veneto – va contro tutte le logiche di amministrazione del territorio e le sollecitazioni provenienti dal mondo dell’economia. Chi è virtuoso deve poter pagare i propri debiti, saldando le nostre imprese come qualsiasi altro cittadino italiano.

"Sul fronte del credito poi – incalza Schiavo – chiediamo l’impegno della Banca d’Italia a monitorare l’utilizzo da parte delle banche della seconda tranche di finanziamenti che la Bce erogherà al tasso dell’1%.".

Secondo l’Ance, infine, è mancata in Italia, a differenza di altri Paesi dell’Ocse, una strategia che mettesse il settore delle costruzioni al centro di un piano di ripresa economica, tramite gli investimenti in infrastrutture. Il settore dei lavori pubblici in Veneto ha subito dal 2008 un calo degli investimenti del 44%. Ciò nonostante ci sono fondi che giacciono ancora inutilizzati. Sono i fondi strutturali europei (171 milioni per il Veneto) e i fondi Fas del piano 2007-2013 (353 milioni).
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