Il Governo ha posto la questione di fiducia sul maxiemendamento interamente sostitutivo del ddl n. 2887, di conversione del decreto 13 agosto 2011 n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo.

Manovra economica bisTra le novità si registra l'aumento dell'Iva dal 20 al 21%; un contributo del 3% per i super ricchi; misure per l'inasprimento dell'evasione fiscale compreso il carcere per chi evade oltre 3 milioni di euro purché l'ammontare dell'imposta evasa superi però il 30% del volume d'affari; licenziamenti più facili; riduzione del taglio delle indennità parlamentari.

Il Governo ha deciso quindi definitivamente di innalzare l'aliquota ordinaria dell'Iva dal 20 al 21%, "con destinazione del maggior gettito a miglioramento dei saldi del bilancio pubblico". La misura scatta dal via libera al decreto e inoltre, secondo quanto si apprende da fonti di governo, non e' stata fissata una scadenza (ma sicuramente per tutto il 2012) per quanto riguarda la durata.

Invece, per le altre aliquote Iva (rispettivamente al 10 e al 4%), tutto resta immutato.
L'intervento più significativo è quindi l'aumento dell'Iva che porterà un gettito aggiuntivo di 700 milioni di euro quest'anno e di 4,2 miliardi di euro dal 2012. La misura fa salire il valore della manovra dai 49,865 miliardi di euro della versione originaria a 54,265 miliardi di euro.

La tormentata storia dell’aumento dell’Iva sembra così aver avuto una conclusione certa, anche se i dissensi sono forti e numerosi.
In un documento di analisi del dipartimento Politiche economiche della Cgil Nazionale, infatti, si legge che gli effetti e gli introiti prodotti dall'aumento dell'Iva dal 20 al 21%, così come previsto dal maxiemendamento alla manovra, sono una misura "regressiva" che "grava su chi ha un minor reddito disponibile e che comporta un aumento dell'inflazione nonché del tasso di evasione ed elusione fiscale", per non parlare degli "effetti negativi sulla domanda interna, sulla crescita potenziale e sullo sviluppo".
 
Dal punto di vista della maggioranza il Governo non poteva ignorare la richiesta di rafforzamento della manovra provieniente dal Presidente della Repubblica Napolitano e dagli organismi europei, e neppure la contrazione dei tempi di esame, anche in considerazione dell'andamento negativo dei mercati finanziari.

Arch. Lorenzo Margiotta
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