Molti non si erano accorti della gravità delle nuove norme inserite nel Decreto di riforma del Servizio Nazionale per la Protezione Civile, D.L. n. 59 del 15 maggio 2012.
Il nuovo Decreto, infatti, già in vigore dal 17 maggio scorso, ha preceduto di pochi giorni il terremoto che ha colpito, e sta ancora interessando, l’Emilia Romagna.

Lo Stato non provvedera alle ricostruzioniQuest’ultimo evento sismico ha riportato alla ribalta le novità che il Decreto aveva introdotto in merito alle procedure di gestione delle situazioni di emergenza, compreso i gravi terremoti che stanno interessando sempre più spesso il territorio nazionale.

La novità più eclatante è riservata alla nuova norma che disciplina l'intervento diretto dello Stato: i danni non saranno più risarciti dall'Amministrazione pubblica ma da polizze assicurative dei privati colpiti da qualsiasi tipo di calamità naturale.
Lo Stato si limiterà ad affrontare una fase di soccorso alle emergenze per i primi 60 giorni (con proroga eventuale di altri 40 gg.) senza farsi carico degli interventi successivi di ricostruzione.

Ovviamente le calamità naturali non possono essere affrontate con simili decreti.
Tanto si era parlato e criticato il precedente Governo in merito agli interventi di ricostruzione dopo il sisma dell'Abruzzo e tanto poco i nostri rappresentanti politici (di ogni partito, sia di maggioranza che di opposizione) hanno affrontato più seriamente il grave argomento.

Certo l'attenzione di queste ultime settimane era rivolto alle Votazioni, al finanziamento pubblico dei partiti e relativi scandali economici, però non è ammissibile che la totalità dei parlamentari abbia taciuto queste gravi novità legislative.

E' vero che siamo in una fase di crisi economica profonda, ma è possibile che l'Italia debba sempre affrontare le emergenze rimpinguando le risorse disponibili mediante l’aumento dell’accisa sui carburanti, fino a 10 centesimi per litro.?

E in questa situazione è intervenuto il Consiglio Nazionale degli Architetti (Cnappc) con una sua "Lettera Aperta" inviata al Presidente del Consiglio e ai Ministri Cancellieri e Passera:

"Crediamo che il Decreto del Governo sulla Protezione Civile che solleva lo Stato dal pagare i danni causati dagli eventi sismici, rinviando ad una assicurazione volontaria, sia da riformulare perché è stato approvato senza tenere conto del quadro complessivo della situazione italiana, così drammaticamente evidente, ancora una volta, dopo il terremoto in Emilia Romagna".

"Dalla ricerca Cresme 2012 sulla Rigenerazione Urbana Sostenibile si evince che in Italia le aree ad elevato rischio sismico sono circa il 50% del territorio nazionale e il 38% del totale dei Comuni".

"Entro dieci anni - continua ancora la lettera - i 4/5 dei cittadini  italiani vivranno in  edifici anteriori al 1970, ovvero, precedenti alle normative sismiche moderne e dall'indagine Cresme-Cnappc 2012 si evince con chiarezza che solo una piccola percentuale degli italiani ha contezza della sicurezza statica della casa in cui abita".

Partendo da questi dati le proposte del Consiglio Nazionale degli Architetti sono quelle di "introdurre l'obbligatorietà del libretto dell'edificio che, come quello dell'automobile, certifichi lo stato di sicurezza dell'immobile, così da rendere consapevoli i cittadini della realtà del proprio habitat e degli eventuali interventi necessari; lanciare nel Piano per le Città incentivi per la messa a norma antisismica delle strutture, integrandola al risparmio energetico, rendendo sicuri e passivi gli edifici; riconsiderare la recente decisione sull'intervento economico dello Stato, nel non poter rifondere più i danni agli edifici causati dai terremoti, introducendo almeno una norma progressiva decennale, collegata al libretto dell'edificio, alle incentivazioni e creando un fondo pubblico attingendo ad una quota dell'Imu".

Speriamo che i "nostri" politici ci ripensino.

Arch. Lorenzo Margiotta
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