Dal prossimo 1 luglio, sarà operativo anche per i liberi professionisti il cosiddetto split payment, la ormai famosa nuova modalità di versamento dell’Iva per prestazioni rese agli Enti della Pubblica Amministrazione.

La Legge di Stabilità 2015 del 23 dicembre 2014 n. 190, aveva già previsto questo provvedimento, ulteriormente vessativo nei confronti dei liberi professionisti, ma successivamente il Ministro Pier Carlo Padoan aveva escluso la sua estensione alle libere professioni.

Ma questa volta sembra proprio che il meccanismo economico (utile solo alle casse dello Stato e degli Enti Pubblici Territoriali) sarà inesorabilmente esteso anche alle prestazioni dei liberi professionisti, così come previsto nel Dl correttivo dei conti pubblici, approvato lo scorso 11 aprile dal Consiglio dei Ministri.

Ovviamente sono numerose le voci infastidite e disgustate che hanno riprovato questa ennesima azione governativa, che va soltanto nella direzione di affossare ancor di più le ormai ridotte entrate dei professionisti seri ed onesti.
E non va dimenticato che lo split payment fu subito duramente criticato anche dalle imprese (ad esse applicato sin dal 2015) perché avrebbe aggravato la crisi di liquidità.

Non possiamo che ribadire la nostra piena contrarietà allo split payment per i professionisti. Infatti, come dichiarato ieri anche dall’On. Zanetti, ed evidenziato nei giorni scorsi dall’On. Mandelli, questo meccanismo creerà notevoli problemi di liquidità ai lavoratori autonomi e, se confermato, sarà solo un’inutile vessazione.”

Con queste parole Andrea Tomasi, Presidente di Fondazione Inarcassa ha commentato l’estensione della disciplina dello split payment alle fatture emesse dai professionisti, prevista dalla bozza di decreto legge recante la cosiddetta manovrina di primavera, approvata nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri.

“Da tempo, Fondazione Inarcassa lamenta il forte impatto che la crisi economica e la contrazione dei consumi hanno avuto sul lavoro indipendente. I professionisti sono già soggetti alla ritenuta d’acconto Irpef nella misura del 20% - che assicura la tracciabilità dei compensi ricevuti, rendendo concretamente impossibile, insieme all’obbligo di fatturazione elettronica e alla nuova trasmissione trimestrale IVA, l’evasione fiscale; il mancato incasso dell’Iva da parte di quest’ultimi si tradurrebbe in una situazione insostenibile, con il ricorso a fonti di finanziamento bancario e conseguente aumento degli oneri. In questo quadro di restringimento strutturale dei redditi professionali, riteniamo fondamentale che il Governo rifletta bene riguardo l’opportunità di confermare l’estensione agli autonomi della scissione dei pagamenti, e auspichiamo che il Presidente Gentiloni e il Ministro Padoan tornino sui loro passi, mostrando buon senso e rinunciando a far cassa sui liberi professionisti” – conclude Tomasi.

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