Il Gruppo di Lavoro "Sicurezza" del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), coordinato dal consigliere Gaetano Fede, ha aggiornato il documento "Linee guida per il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione", dopo un confronto continuo con numerosi interlocutori esperti della materia, responsabili degli organi di vigilanza di alcune ASL regionali, numerosi Ordini territoriali, nonché Federazioni e Consulte regionali.

Il recente documento finale (dice il CNI) si pone come utile strumento per l'esercizio della funzione di coordinatore in fase di esecuzione (CSE), nel pieno rispetto degli obblighi previsti dall'art.92 del D.Lgs.81/2008, ma anche in veste di ausilio della qualità della prestazione, nell'ottica di un ruolo di "alta vigilanza".

Ed è proprio questo il punto essenziale e sempre in discussione (checché lo ribadisca il CNI con la frase "evidenziato con sempre maggiore frequenza dagli orientamenti più recenti della giurisprudenza") della responsabilità del professionista incaricato del coordinamento della sicurezza dei cantieri durante l'esecuzione dei lavori.

Nella premessa delle Linee Guida del CNI il tema è così esplicitato:
"La funzione del CSE è di “alta” vigilanza in termini di coordinamento delle imprese; la vigilanza “operativa” è di competenza del datore di lavoro delle imprese esecutrici e in particolare dell’impresa affidataria.
La puntuale, continua e stringente vigilanza è compito del datore di lavoro e delle figure operative da lui delegate quali il dirigente ed il preposto.
Le omissioni derivanti dagli accadimenti estemporanei che scaturiscono nel corso dello sviluppo dei lavori non rientrano nella sfera di controllo del CSE, ad eccezione di quanto rilevabile direttamente da quest’ultimo nell’ambito delle visite e dei sopralluoghi effettuati presso il cantiere."

Evidentemente la preoccupazione principale è stata quella di garantire ai professionisti una linea di condotta plausibile, limitandone l'azione ad un approfondito coordinamento senza gravarlo di una responsabilità continua in tutte le ore di lavoro del cantiere.

Infatti, sempre la Premessa del documento precisa che "Il compito di alta vigilanza del CSE pur assicurando un’efficace azione di coordinamento non implica una costante e continua presenza in cantiere col compito di controllo delle singole lavorazioni in atto".
E' stato però anche evidenziato che resta "opportuna" e quindi obbligatoria la presenza del CSE in occasione di tutte quelle circostanze titolate come 'fasi critiche' già indicate nel crono programma dei lavori.

Ma quali sarebbero quelle fasi lavorative in cantiere che, sebbene non indicate come critiche nel cronoprogramma, non presentino eventuali situazioni di rischio, pericolosità, disattenzione dei lavoratori?

Personalmente penso che rimarrà sempre discutibile la differenza tra 'vigilanza' e 'alta vigilanza' in un cantiere, nulla togliendo all'assoluta responsabilità del committente e dei suoi delegati o preposti.

Ing. Enzo Ritto

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