Legge Biagi mercato del lavoroNel corso del prossimo decennio tutti i paesi europei sono impegnati a raggiungere un tasso di occupazione regolare del 70 per cento, operando in coerenza con la Strategia europea per l’occupazione che si articola nei quattro principi fondamentali della occupabilità, imprenditorialità, adattabilità e pari opportunità.

Il nostro mercato del lavoro è stato però per lungo tempo regolato da leggi che hanno in parte la responsabilità di avere reso l’Italia il paese con il più basso tasso di occupazione regolare e il più alto numero di lavoratori “in nero” di tutta Europa.

La Riforma Biagi (legge n. 30 del 14 febbraio 2003), punta a far aumentare in tempi brevi il numero delle persone che lavorano regolarmente e vuole occupare in particolare più giovani nel Mezzogiorno, e più donne e più anziani nell’intero paese.

Questo obiettivo si realizza con un mercato del lavoro trasparente nel quale viene tempestivamente monitorata la condizione di ciascuna persona in età di lavoro, e attraverso un sistema di servizi pubblici e privati che – in rete tra di loro – accompagnano e facilitano l’incontro tra chi cerca lavoro e chi cerca lavoratori.

Regole più moderne e più europee vogliono favorire il reciproco adattamento fra le esigenze dei lavoratori e quelle delle imprese, con particolare riguardo all’orario di lavoro.

La Riforma Biagi ha soprattutto lo scopo di promuovere occupazione regolare e non precaria e di garantire tutele effettive nelle diverse condizioni di lavoro.

Il decreto legislativo di attuazione della riforma affiancherà ai servizi pubblici per l’impiego anche le nuove agenzie per il lavoro, cui sarà consentito – a determinate condizioni - di erogare tutti i servizi (collocamento, ricerca e selezione, orientamento e formazione, somministrazione di lavoro, ecc.).

I Comuni potranno fare collocamento con particolare attenzione ai soggetti svantaggiati, per i quali sono incentivate le forme di collaborazione con gli operatori privati e privato-sociali.

Scuole e Università potranno collocare i propri allievi nel mercato del lavoro attraverso tirocini e contratti di lavoro sviluppando le relazioni con le attività produttive del territorio e realizzando progetti di trasferimento tecnologico con dotazione di risorse umane.
Sindacati ed enti bilaterali (lavoratori-imprenditori) saranno abilitati a svolgere servizi al lavoro.Operatori pubblici e privati saranno presto collegati tra di loro attraverso un sistema informatico nella borsa continua nazionale del lavoro. Questa consentirà agevolmente, in un mercato del lavoro non più solo italiano ma anche europeo, di far incontrare domanda e offerta di lavoro.

La riforma Biagi risponde dunque alla Strategia europea per l’occupazione con un insieme di interventi volti soprattutto alla promozione di un lavoro di migliore qualità e dove le possibilità di occupazione siano maggiori per tutti mentre le regole che disciplinano l’organizzazione dei rapporti e dei mercati del lavoro diventano più moderne, adattabili e adeguate alle esigenze dei lavoratori e delle imprese.

Innanzi tutto, la riforma vuole rendere più efficaci i modi per entrare o rientrare nel mercato del lavoro regolare riformando i contratti che uniscono alla prestazione lavorativa le necessarie attività di formazione e di riqualificazione professionale (apprendistato/inserimento).

Inoltre, la riforma regola - o riregola - alcuni contratti di lavoro (in particolare il part-time) che dovrebbero favorire l’ingresso o la permanenza al lavoro regolare di persone che hanno bisogno di coniugare il tempo di lavoro con quello dedicato alla famiglia, all’apprendimento o ad altri scopi.

Questi contratti sono disciplinati in modo da incoraggiare le imprese ad utilizzarli, superando la tradizionale resistenza a distribuire su più persone la stessa quantità di lavoro.

Attraverso questi contratti sarà possibile regolarizzare forme di lavoro sommerso, dare stabilità attraverso il tempo indeterminato a rapporti che oggi sono precari, combattere il fenomeno dell’abnorme e impropria diffusione delle cosiddette co.co.co..

Fonte: www.iatalia.gov.it
(In collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali)
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