Leggendo le parole di Paola Valori, “Un omaggio a Roma”, presentazione della mostra di Leandro Lottici (Roma 2015. 20 le opere dedicate e ispirate a 8 archistar: Santiago Calatrava, Massimiliano Fuksas, Zaha Hadid, Richard Meier, Renzo Piano, Paolo Portoghesi, Saverio Busiri Vici, Michele Valori), ho percepito subito il sentimento appassionato di vero amore verso una città così complicata, ma che forse.. era bella 'un tempo che fu'.

Il tema della mostra ha entusiasmato Paola Valori proprio per rendere "un omaggio alla nostra città e alla sua cultura architettonica".
Le sue parole sono sincere, infatti così continua: "Un tema che mi sta particolarmente a cuore per l’impegno svolto da mio padre per Roma sotto il profilo urbanistico. Un legame affettivo, di memoria, e di appartenenza ad una metropoli così difficile ma straordinaria, che per entrambi ha rappresentato un particolare vissuto personale".

Ma proprio il ricordo del padre, il mai dimenticato architetto Michele Valori, mi ha fatto rispolverare vecchi appunti di uno studente laureatosi proprio a Roma.

Nel 1959, l'architetto Valori scriveva: "Roma rischia di ritrovarsi tra vent'anni con gli stessi problemi di oggi, aggravati da un incremento edilizio e demografico enorme. La più orrenda, squalificata città del mondo che chiameremo Roma per una pietosa convenzione, per una abitudine fonetica".

Era un contributo critico al Piano Regolatore di Roma, così dolorosamente formulato in un suo famoso articolo dal titolo "Fare del proprio peggio", pubblicato dalla rivista "Urbanistica".

E sembrano parole profetiche, perchè dopo 56 anni siamo proprio arrivati al fondo.

Non ho potuto, quindi, fare a meno di pormi queste domande:
- Dove era la cultura architettonica romana in questi anni di scempio urbanistico, architettonico, sociale, di una città che offende il titolo di Capitale?
- Dove erano i tanti professionisti romani, che operavano sì con difficoltà, ma che conoscevano benissimo il triste andamento politico-economico dell'Urbe?
- Dove erano i tantissimi operatori di cultura che si sforzavano nel loro piccolo mondo, ma non riuscivano a sensibilizzare più di tanto?
- Dove era l'innesco di svolta che avrebbero dovuto creare le realizzazioni di sì grandi Archistar contemporanee?
- Forse anche loro hanno contribuito al disastro di Roma, perchè accentrando enormemente l'attenzione, ne distoglievano il dibattito critico che avrebbe dovuto invece creare una vera rivoluzione cultural-architettonica?
Forse sì.!!!
E queste mostre interessanti riusciranno a far emergere un cuore nuovo alla Città Eterna?

Arch. Lorenzo Margiotta

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