E' stato presentato ieri al Ministro Lupi un documento congiunto per la revisione complessiva del Codice dei Contratti e del Regolamento di Attuazione, predisposto dal gruppo di lavoro delle professioni tecniche (Architetti, Dottori Agronomi e Forestali, Geologi, Geometri, Ingegneri, Periti agrari, Periti industriali).

Viene richiesto un definitivo Stop alle continue modifiche al Codice dei Contratti con leggi omnibus che hanno frammentato il quadro normativo del settore degli appalti determinando una palude legislativa.

Sono gli architetti a lanciare l'allarme sulla situazione in cui versa il mercato dei lavori pubblici chiedendo a Governo e Parlamento una revisione organica del Codice dei Contratti e del Regolamento di Attuazione, al fine di aprire il mercato ai giovani e di rilanciare il settore degli appalti, garantendo la libera concorrenza.

"Uno dei nostri obiettivi - ha sottolineato Leopoldo Freyrie, Presidente del Consiglio Nazionale Architetti (CNAPPC) - è quello di impedire che gli affidamenti diretti di servizi di architettura e ingegneria delle Pubbliche Amministrazioni in favore delle Università continuino a violare la libera concorrenza nel mercato ed i principi comunitari di trasparenza".

L'opinione di Freyrie è "che si debba affrontare la problematica in modo organico" anche per non far ripetere ciò che è avvenuto ed ampiamente acclarato dal Consiglio di Stato con la sentenza n.3849 del 15 luglio 2013.
Si ricorda, infatti, che a seguito di un ricorso promosso da architetti, ingegneri ed OICE, il Consiglio di Stato ha ritenuto illegittimo l'affidamento dell'incarico, conferito dall'ASL di Lecce all'Università del Salento per lo studio e la valutazione della vulnerabilità sismica delle strutture ospedaliere della Provincia di Lecce.

"L'accesso al mercato dei lavori pubblici - ha ricordato - Rino La Mendola, Vice Presidente del CNAPPC - è attualmente sbarrato per gli effetti determinati dall'art. 263 del Regolamento di attuazione del Codice dei Contratti.
Questo articolo prevede che le stazioni appaltanti, redigendo il bando per gli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria, fissino tra i requisiti tecnico-economici necessari per partecipare alla gara, non solo il fatturato che il concorrente deve dimostrare di avere maturato negli ultimi 5 anni (da due a quattro volte l'importo del servizio oggetto della gara), ma anche il personale tecnico (dipendenti o consulenti stabili) di cui il concorrente deve dimostrare di avere fruito negli ultimi tre anni (da due a tre volte il numero stimato nel bando)."

Questa chiusura, già di per se stessa assolutamente non condivisibile in quanto principio fortemente discriminatorio, assume oggi dimensioni assolutamente allarmanti poichè la crisi economica, che negli ultimi anni ha colpito con particolare durezza il settore dei lavori pubblici, impedisce alla stragrande maggioranza di professionisti di conseguire o di conservare il possesso di tali requisiti, limitando di fatto il mercato ad un numero molto limitato di soggetti.

In merito alla grave chiusura del mercato sancita dall'art.263 del DPR 207/2010, inoltre, i Consigli Nazionali delle Professioni Tecniche hanno chiesto l'urgente intervento dell'Autorità del Garante della Concorrenza (Antitrust), ai sensi dell'art. 21 della L. 289/90.

Arch. Maria Renova

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