I professionisti italiani hanno il diritto di vedere rispettata la propria autonomia previdenziale e il dovere di agire con responsabilità, trasparenza ed efficienza attraverso i propri organi elettivi.
Queste le parole di Andrea Camporese (presidente del Centro Studi Adepp, l'associazione che rappresenta le Casse dei liberi professionisti) nella sua prefazione al "Primo rapporto Adepp sulla previdenza privata italiana".

La previdenza dei ProfessionistiSi tratta di una fotografia fedele del settore (con dati riferiti al 2010) e una base importante di monitoraggio sulla sua evoluzione futura, visto che ormai è da tutti confermata una sostanziale difficoltà da parte dei professionisti italiani nell’accesso alla professione e nella produzione di reddito.

Con questo Rapporto si può esaminare per la prima volta, in modo organico e complessivo, il sistema delle Casse di Previdenza. Argomento di particolare interesse per tutti i professionisti che affrontano con dignità, ma anche preoccupazione, l'attuale crisi economica italiana.

E prima di passare ai freddi dati numerici è bene puntualizzare che nel 2010 le Casse Private hanno incassato 7,6 miliardi di contribuzioni ed hanno pagato 4,8 miliardi di prestazioni con un saldo tecnico netto di 2,8 miliardi, (tra l’altro in costante crescita dal 2005 in avanti), senza contare che il patrimonio aggregato degli Enti, con gli immobili valutati al loro costo storico (e quindi in modo largamente prudenziale), ammonta al 31.12.2010 ad oltre 42 miliardi di Euro.

I numeri citati risultano importanti e sono la testimonianza diretta di un sistema che si è attrezzato per tempo per affrontare le problematiche insite al grande sistema della Previdenza dei Professionisti italiani.
Eppure Paola Muratorio, presidente della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti (INARCASSA) prevede in un prossimo futuro: "pensioni più lontane e di importo inferiore".

L’economia globale continua la sua lenta e problematica ripresa dopo la contrazione segnata dalla crisi del 2009, anche se risulta ancora non sufficientemente forte da poter incidere sull’alto tasso di disoccupazione che accomuna le economie avanzate e con andamenti disomogenei tra le diverse aree geografiche.

La debolezza complessiva che ha caratterizzato il sistema produttivo italiano e le difficoltà di ripresa in corso possono essere osservate anche mettendo a confronto questa crisi con le precedenti negli ultimi trent’anni.
E anche l’andamento dei consumi delle famiglie presenta molte similitudini con le crisi degli anni precedenti. Così come negli episodi recessivi del passato, l’incertezza sulle prospettive dei redditi futuri ha indotto le famiglie a diminuire gli acquisti di beni durevoli.
Ma nel 2008 – 2009 il ristagno quasi quindicennale del reddito disponibile ha influenzato enormemente la “percezione” delle famiglie, inducendole a sentire fortemente l'attuale crisi.

Ma non bastava: nel 2010 e 2011 è andato anche peggio.  E alla riduzione degli incarichi e dei relativi redditi professionali si aggiungeva, a fine dicembre, quanto diceva il novello ministro del Lavoro Elsa Fornero, in un'intervista al Corriere della Sera: "Questa volta procederemo anche sulle casse dei professionisti. Nessuno si illuda che non interverremo".

E la situazione economica ha inciso anche inevitabilmente sui dati pensionistici, e infatti, analizzando la situazione della INARCASA, emerge quanto segue:
"Il complesso delle prestazioni previdenziali correnti di natura retributiva , in termini di importi monetari, ammonta a 280,762 milioni di euro nel 2010, registrando una crescita del 7,3% rispetto all'anno precedente. Le entrate per contributi correnti (soggettivi e integrativi), invece, ammontano a 619,5 milioni di euro, con una diminuzione dello 0,96% rispetto allo scorso esercizio, per effetto di una flessione registrata dai redditi dichiarati dagli iscritti nel 2009 a seguito della recessione economica".

Ma la differenza tra i contributi correnti incassati e il totale delle prestazioni correnti erogate mette in luce un saldo positivo pari a 329 milioni di euro, di conseguenza il divario tra le entrate contributive e le uscite per pensioni mettono in luce un Saldo Tecnico di Gestione annuo sempre positivo.
Pertanto si auspica che anche il prossimo futuro non sia foriero di tristi novità previdenziali.

Arch. Lorenzo Margiotta
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