In un futuro non lontano nei quartieri urbani vivranno a stretto contatto famiglie e singles, immigrati e disoccupati, studenti e pensionati: gruppi sociali con diversi stili ed esigenze di vita. Quartieri ad alto rischio di criminalità diffusa e luogo di tensioni sociali nei quali il principio della speranza si trasformerà in una chimera da inseguire nei sogni anche in ragione del puntuale, edulcorante e cloroformizzante annacquamento di noiosi programmi televisivi che nulla di formativo offrono ad una società segmentata nella quale le asimmetrie sociali cresceranno in maniera esponenziale. Dalla miseria del suburbio e dei quartieri-dormitori privi di infrastrutture sociali e culturali (talvolta primarie) al degrado della città storica formatasi nel tempo seguendo ritmi di crescita naturale certamente non così traumatici come quelli odierni della città pianificata.

La citta socialeNei centri minori le cose non vanno per il meglio. Strutture urbane che hanno tramandato un senso di appartenenza al luogo, un rapporto di vicinato dileguatosi nel tempo sino a scomparire nell'indifferenza di una monotona quotidianità hanno finito per concedere spazi impropri ad abitudini meccanicistiche connotate da fenomeni turbativi come l'invadenza dell'auto in ambiti (cortile, vicoli, strade e piazze) un tempo concepiti a misura d'uomo.
L'atmosfera tipica del borgo e il fascino delle città-paese di Sicilia – nel secondo caso per ricordare una tipologia urbanistica irripetibile nei suoi tagli dimensionali e rapporti spaziali e di scala - sono andati perduti per essere, infine, cancellati dalla memoria collettiva a cagione, soprattutto, dell'insipienza e dell'insensibilità delle istituzioni politiche e culturali più o meno radicate e in forme diverse nella società.

Al centro di un tale degrado e pauperismo spirituale, a nostro avviso devono essere visti due di alcuni fenomeni sociali più perniciosi: l'invadenza sfrenata di una politica che incomincia ad essere maltollerata dai cittadini e l'assenza di figure-guida e di propulsione come, p.e., la figura dell'architetto visto nella sua funzione di sismografo della società almeno in riferimento alla progettazione degli spazi pubblici e privati. Una caduta di tensione, insomma, che se da un lato non può che generare un terribile senso di horror vacui, dall'altro non può che sollecitare una carica interiore di ribellione e una mobilitazione delle coscienze da alimentare con il richiamo ai concetti di sane idee e fondamenti politici (non ha importanza rilevante se ispirati dalla rivisitazione di parametri socialisti, corporativisti o cristiani), purché liberati da ogni forma agnostica e negazionista di valori morali in assenza dei quali anche certe spinte irrinunciabili di utopia sociale (così com'è stato in passato) finiscono per atrofizzarsi.

Dalle utopie di Tommaso Moro e di Tommaso Campanella (si potrebbe partire da Platone, Aristotele e Agostino-Aurelio), alle visioni delle dittature (marxista-leninista poi sfociata nelle note forme di socialiso reale, e proto-fascista), da un lato, attraverso il rimodellamento di una Socialdemocrazia che a nostro avviso non ha finito di recitare il suo rosario, sino alla riscosperta di un Socialismo del XXI Secolo come risposta alle degenerazioni di un arrogante liberismo che ha introdotto nei sistemi labili delle società occidentali intollerabili forme di deregulation. Tuttavia esistono ancora spazi di manovra per un recupero democratico dell'azione politica quotidiana da connettere con i molteplici bisogni di una società inquieta che attende risposte concrete in assenza delle quali, oltre alla crescita dei rischi di disgregazione sociale, ha luogo un processo di atomizzazione disorganica di quei bisogni primari dell'uomo che dalla vivibilità della città intesa come macrospazio di vita collettiva si estendono all'anelito di una dimora nelle sue tipologie fondamentali di casa e alloggio, intesi e percepiti – assieme al lavoro – come diritto irrinunciabile all‟ esistere.

Ed eccoci, così, al tema dell'urbanismo, più che dell'urbanistica.

Sino a quando noi non identificheremo l'urbanismo con le entità o le categorie fisiche della città (spazi pubblici aperti e chiusi, dimore, etc.), mai giungeremo ad una sua concezione come modus vitae. Poiché la città è, in primo luogo, una relativamente grande e densa colonia di individui, socialmente eterogenea (Louis Wirth, Urbanism as a Way of Life, 1938, in: The American Journal of Sociology) e gli architetti coloro in grado di pensare a tutti gli aspetti scientifici, tecnici, economici e compositivi del costruire, convogliandoli sapientemente in un’opera unitaria (Walter Gropius, 1929).

Mai come ora, alla luce del marasma nel quale sono state relegate le politiche formative negli Istituti tecnici superiori per Geometri e nelle Scuole di Architetture e d'Ingegneria, da una parte, la gestione delle politiche urbane, la difesa e la cura del paesaggio naturale in Italia , dall'altra, si sente la necessità di raccolta di tutte le energie in guisa da richiamare la sana politica ai suoi doveri verso la società sia in termini d'impegno legislativo qualificante che operativo e funzionale.

In Italia si sono succeduti esecutivi di Governo privi di un Ministero per l'Edilizia, lo Sviluppo, la Pianificazione urbana e per il Traffico ed abbiamo visto Assessorati regionali ai LL.PP. trasformati in centri di potere gestiti dalla partitocrazia, Provveditorati alle OO.PP. ed Uffici del Genio Civile spogliati dell'autorità di un tempo, dopo aver mortificato lo spirito innovativo della Legge urbanistica nazionale 17 agosto 1942, n. 1150, con l'introduzione di insignificanti leggi urbanistiche regionali nell'assenza di un Ordinamento nazionale sull'uso dei suoli e dei lotti edificabili, il tutto a comporre un illuminato Diritto o Codice Urbanistico; di Regolamenti edilizi regionali finalizzati anche all'utilizzo delle energie rinnovabili con al centro gli ambiti della sostenibilità ambientale, della qualità delle costruzioni (isolamento termico sostenuto da certificazioni obbligatorie, fonti di energie rinnovabili, etc.) e dell'efficienza energetica degli impianti (riscaldamento, rifrigerazione, ventilazione, etc.) e Statuti urbani, a comporre un rigoroso Diritto o Codice edilizio, delegando sino a pochi anni addietro all'arbitrio di sedicenti Commissioni edilizie comunali ruoli, funzioni e dignità precipui dell'architetto.

Le Amministrazioni di città metropolitane e di città medie e grandi sono ancora sprovviste di efficienti Uffici tecnici per il controllo dell'attività edilizia sul territorio ed Uffici per lo Sviluppo, la Pianificazione urbana e per il Traffico dodati di architetti pianificatori cui delegare la redazione di PPG (Piani Particolareggiati Generali) e/o di settore che con le loro “prescrizioni” (tipologie, stradali, allineamenti stradali, tipologie urbanistiche, tipologie residenziali, numero dei piani fuori-terra, indici di superfici, forme dei tetti, distanze tra gli edifici, esclusione di ogni indice di cubatura, etc.) consentono la costruzione logica e razionale della città.

E, infine, una infinità di disorganizzati Uffici tecnici comunali nei Comuni minori, a nostro avviso da sostituire con Uffici tecnici e di Pianificazione “comprensoriali” nel quadro di una moderna riforma delle autonomie locali che contempli l'abrogazione dell'attuale Provincia “politica” e l'istituzione della Provincia “amministrativa”, posta tra una rivisitata Amministrazione regionale e i “Comprensori” di più Comuni di una stessa Provincia nel quadro generale di una credibile riforma federalista dello Stato.

Non si tratta, quì, di visioni utopiche, poiché questa è la realtà dell'efficienza amministrativa nella Repubblica Federale di Germania dove tutte le forme di Diritto (Civile, Urbanistico, Edilizio, Ambientale, Contrattuale, Professionale sino al Diritto del Traffico) attinenti la città e l'habitat di un Paese moderno ed in progress, tessono e connettono una rete d'interessi collettivi e individuali che escludono ogni forma di travolgimento delle regole costituite (abusivismo).

Ed al § 171e, Abs. 2-4 che il Codice Urbanistico o Legge urbanistica “nazionale”, recepite le direttive emanate dalla CE e utilizzando i fondi all'uopo messi a disposizione, ha fatto della Città sociale, nel contesto degli interventi di trasformazione e di rigenerazione urbana sostenibile con al centro il quartiere, un ambito privilegiato di studio, analisi e ricerca da declinare all'interno di quel campo focale ad alto rischio “default” costituito da città e habitat, a cagione dell'esaurimento delle risorse energetiche e del degrado del patrimonio edilizio esistente. E così siamo alla irrisolta questione dei grandi sistemi urbani disumanizzati: 1. Dalla presenza di spazi pubblici al servizio della mobilità o ridotti a semplici avanzi del costruito; 2. Da uno sproporzionato consumo dei suoli e insostenibili costi energetici sino alla gestione dei rifiuti e dei materiali non riciclabili o riciclabili in prodotti al servizio dell'edilizia (p.e.: granulati di gomma provenienti dal riciclaggio di pneumatici d'auto per la produzione di materiale da impiegare nella coibentazione termica degli edifici); 3. Dalla rassegnazione e dall'impotenza, non dirado dall'apatia o dal disinteresse, dei cittadini.

Che di fronte alla complessità di tali tematiche la politica abbia segnato uno dei suoi tanti fallimenti, è sotto gli occhi di tutti. Un fallimento, tuttavia, al quale ha fatto riscontro una cresciuta consapevolezza dei cittadini per la soluzione di quell'irrisolto recupero ambientale che deve porre al centro i valori etici dell'Urbatettura (URBAnistica + archiTETTURA) con il ricorso a nuove sinergie con istituzioni, atenei, pianificatori e paesaggisti, architetti e ingegneri, costruttori e associazioni ambientaliste.

È nella ritrovata consapevolezza del loro ruolo sociale e culturale, in difesa dei loro interessi di categoria e nel segno di quell rigore precipuo dell'essere ordine dell'Architettura che gli architetti italiani devono trovare la forza per fare della loro presenza nella società una grande massa d'urto in occasione degli appuntamenti elettorali in guisa da convogliare la politica nei binari della moralità, della responsabilità, della legalità e della dignità nazionale. I prossimi giorni ci confermeranno o meno la validità del cosiddetto decreto di sviluppo approntato dal Governo su pressione dell'Europa e se la politica avrà finalmente mostrato i segni di recupero di quel senso di responsabilità e di professionalità che sino ad oggi ci è stato negato.
E non è poco.

Arch. Nicola Piro
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