L'Associazione Artisti Bresciani, in collaborazione con l'Università Cattolica di Milano, presenterà a Brescia il quinto e ultimo incontro del ciclo “Restaurare/restituire la città antica” : Mario Botta "LA CITTÀ COME OPERA D’ARTE" (Lunedì 14 maggio alle ore 18,15 nella sede dell’AAB in vicolo delle Stelle, 4 - Brescia).

La citta come opera d arteL'architetto Mario Botta, un maestro degli ultimi tempi, è stato intervistato e pubblicato da Nino Dolfo sul corriere di Brescia:
"La città è un bene per e dell'umanità. La miglior forma di aggregazione e di convivenza inventata dall'uomo, un deposito sedimentato di storia. Abitare è la condizione umana per eccellenza e l'abitazione è la prima ragione d'essere dell'architettura.
La città è il luogo degli incontri, dei commerci, delle memorie collettive, delle istituzioni umane. È l'ultimo antidoto alla follia delle guerre. Il bisogno sociale di vivere insieme una realtà storica porta a spostarsi dalla campagna alla città.
La maggior parte degli uomini del mondo vive in città. Ogni città è diversa anche per le condizioni geografiche e per il suo rapporto con la natura. In questo senso ogni città è irripetibile come appunto un'opera d'arte.
Mi riferisco alle città storiche europee che cercano di resistere alla banalizzazione della civiltà globale".

La nostra memoria storica, però, corre subito alla pubblicazione "La città come opera d'arte (Londra, Parigi, Vienna)" di Olsen Donald J. stampata da Serra e Riva nel 1987 e al volume scritto da Marco Romano "La città come opera d'arte" nelle edizioni Einaudi (2008), dove eravamo invitati a riscoprire il linguaggio consolidato attraverso i secoli nella sfera estetica della città.

"La città europea è da sempre l'ambiente della civitas democratica occidentale. Quello dove i cittadini si riconoscono come tali, dove sono cresciuti i diritti umani e le libertà.
Per questo i muri dell'urbs sono stati immaginati con la pretesa di offrire una prospettiva di eternità nella quale radicare le speranze terrene e riconoscersi pienamente come cittadini.

Il degrado delle periferie europee, i cui abitanti sono privati della loro appartenenza alla civitas è uno dei disastri del Novecento. L'Europa è stata capace di risollevarsi dalle sbandate per i totalitarismi, salvata dall'antica radice democratica della civitas, ma non sembra ancora avviata a rigenerare con altrettanta consapevolezza la consolidata figura dell'urbs.

Senza alcuna nostalgia tradizionalista, (si legge nella presentazione del testo di Marco Romano), l'autore invita a riscoprire il linguaggio consolidato attraverso i secoli nella sfera estetica della città. Quel linguaggio che non è soltanto una declinazione artistica tra le tante, ma il solo modo con il quale la civitas esprime il sentimento della propria cittadinanza e il riconoscimento della dignità dei suoi cittadini."

È tempo quindi di cambiare, le nostre città attendono insoddisfatte.

Arch. Maria Renova
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