L’Unione Europea ha aggiornato la direttiva europea sull’impatto ambientale dei progetti, l’Environmental Impact Assessment (EIA). Introdotta nel 1969 negli Stati Uniti con il National Environment Policy Act (Nepa), in Europa la normativa venne recepita nel 1985. Si tratta della prima revisione radicale della norma dopo circa 30 anni.

L'obiettivo della normativa è quello di prevenire, più che contenere, i possibili effetti negativi derivanti dalla realizzazione delle grandi opere. La Via, infatti, è una procedura che valuta l’impatto ambientale delle grandi opere prima che queste vengano realizzate.

Negli ultimi 25 anni, però, l’Europa e il mondo intero hanno dovuto far fronte ad alluvioni, ondate di siccità e caldo intenso, bombe d’acqua ed altri eventi meteorologici estremi.

Inevitabile, quindi, che opere pubbliche, centrali elettriche, autostrade, ponti, discariche, debbano ora essere costruiti con particolare attenzione nei riguardi di cambiamenti climatici, tutela della biodiversità, previsione delle emergenze, tutela della salute pubblica, salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico.

Le novità introdotte dalla nuova direttiva toccano in vario modo tutti gli attori coinvolti: dai committenti che eseguono il progetto, alle autorità deputate a valutare l’impatto dell’opera sull’ambiente, fino al pubblico che deve essere informato sugli atti che stanno a monte di un progetto, prima che questo venga realizzato.

Proprio per aumentare la trasparenza e facilitare l’accesso alle informazioni, la nuova direttiva rafforza il coinvolgimento della società nei processi di valutazione di impatto ambientale, soprattutto attraverso l’istituzione di un portale informatico centrale.

Secondo gli intenti dichiarati dalla Commissione Europea, infatti, l’obiettivo di queste nuove norme della "VIA" è sia di proteggere meglio l’ambiente, sia di snellire le procedure burocratiche agevolando l’avvio di nuovi progetti sostenibili.

Ora l'azione passa a tutti gli stati europei, ed è bene che l'Italia sia una delle prime nazioni a recepire la nuova direttiva ed eventualmente (come anche previsto dal Consiglio europeo) stabilire misure di protezione più rigorose.

Ing. Enzo Ritto

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