La Cassazione Penale - Sez. 7, con la sentenza n. 20703 del 2 maggio 2017, esaminando il ricorso di un CSE contro un’ammenda di 4.000 euro a seguito di contestazioni sul suo operato, ha riconfermato la responsabilità del CSE per mancata contestazione, in merito a “Lavori edili in quota con un ponteggio privo di parapetto” .

La Cassazione ha ribadito che l'art. 92, d.lgs. n. 81 del 2008 prevede, a carico del coordinatore per l'esecuzione dei lavori, una serie di adempimenti che vanno ben oltre la mera ed asettica "verifica" (nel senso riduttivo inteso dall'imputato) ma che comportano azioni concrete volte a rendere effettiva l'osservanza delle prescrizioni contenute negli artt. 94, 95, 96 e 97, comma 1, nel piano di sicurezza e di coordinamento, nel POS e negli accordi tra le parti sociali (fra le quali organizza la cooperazione ed il coordinamento), dovendo contestare per iscritto alle imprese ed ai lavoratori autonomi interessati l'inosservanza delle norme suddette e delle prescrizioni contenute nel POS e nel piano di sicurezza e di coordinamento e segnalare alla ASL e alla competente DPL eventuali inadempienze.
Nei casi più gravi può anche sospendere i lavori.

Del resto, come già affermato dala stessa Corte, sussiste continuità normativa tra le disposizioni di cui all'art. 5 del D.Lgs. n.494 del 1996 concernente gli obblighi del coordinatore per l'esecuzione dei lavori, e l'art. 92 D.Lgs. n. 81 del 2008 in quanto esplicita che il CSE oltre ad assicurare il collegamento fra impresa appaltatrice e committente al fine di realizzare la migliore organizzazione, ha il compito di vigilare sulla corretta osservanza delle prescrizioni del piano di sicurezza da parte delle stesse e sulla scrupolosa applicazione delle procedure a garanzia dell'incolumità dei lavoratori nonché di adeguare il piano di sicurezza in relazione alla evoluzione dei lavori, con conseguente obbligo di sospendere, in caso di pericolo grave e imminente, le singole lavorazioni.


E' un dato di fatto (non contestato dall'imputato, dice la Cassazione) che l'impresa esecutrice dei lavori stava eseguendo lavori edili in quota con un ponteggio privo di parapetto. Costituisce altro dato di fatto che l'imputato non ha mai contestato per iscritto all'impresa esecutrice dei lavori la grave inadempienza riscontrata, né ha preso altre iniziative volte a impedire la permanenza del grave rischio all'incolumità dei lavoratori.
Lo stato dei fatti denunzia, ex se, la mancanza di vigilanza da parte del coordinatore che non ha prodotto i risultati voluti dalla norma. La contestazione, tra l'altro, deve risultare da atto scritto, la sua esistenza non può essere oggetto di testimonianza, come di fatto pretende il ricorrente. I "richiami verbali" non rilevano.

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