Milano è ormai una città che vive pienamente la sua contemporaneità storica: competitività sul piano dell’attrattività internazionale, funzionalità socio-economica, centralità a livello globale sul piano culturale e dell'immagine.
Anche se è ancora bruciante lo sfregio subito dalla città e dall'Italia con la mancata assegnazione, della sede EMA, da parte dell’Unione Europea, di cui tutti oggi sembrano dimenticarsi, la Milano della conoscenza - la più recente fase di una trasformazione continua dalla Milano fordista degli anni ’50-’70 - attira e trattiene talenti: per citare, sono oltre 30.000 gli studenti stranieri che seguono corsi di specializzazione alla Bocconi e al Politecnico.

Mentre sul piano sociologico la condivisione, la sharing economy, con gli scambi culturali sono la chiave di lettura delle nuove tendenze della vita urbana, sul piano territoriale assistiamo ad una forte accelerazione del processo di urbanizzazione, e ad un sovrauso spazio/temporale della città.

Ma i nuovi poli sorti sul riuso delle aree industriali dismesse, nelle periferie, non hanno eliminato isole di emarginazione, periferie sociali nelle quali i rapporti umani sono in crisi: a Milano ben 7 persone su 10 non conoscono neppure il vicino di casa mentre magari sono connesse con mezzo mondo.

Nasce a Bologna, ma trova rapida diffusione a Milano l’idea di utilizzare i social per “mettere in rete” i residenti di un condominio o di una via, di un pezzo di quartiere: 438 le social streets con 50.000 aderenti. Organizzano biblioteche, corsi di cucina, di computer per anziani e molto altro, alcuni bar svolgono funzioni di portineria – ritiro pacchi, custodia di chiavi e quant’altro – per i condomìni che sono privi di tale servizio. Il tutto all'insegna della gratuità.

L’immigrazione è fenomeno non nuovo per Milano che ha accolto una quota consistente dei grandi movimenti interni che interessarono l'Italia degli anni ’50 e ‘60: 17 milioni di persone dal sud e dal nordest. E quelle extracomunitarie di questi anni, 6 milioni.

Se la prima ondata migratoria contribuì a gettare le fondamenta della Milano di oggi, obiettivo della città dovrebbe essere un grande sforzo per integrare la seconda ondata, com’è avvenuto con la comunità cinese.
L’apporto degli immigrati nelle campagne, come nelle fabbriche, come nell’assistenza agli anziani, come nel commercio e in misura minore, per ora, nelle professioni liberali, rimane fondamentale per il progresso della nostra società.

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