L estetica della macchinaContinua al Palazzo Cavour di Torino, fino al 31 gennaio 2005, la mostra che ripercorre gli anni Venti e Trenta della produzione futurista: Da Balla al futurismo torinese.

Nel 1915 Giacomo Balla, uno dei cinque "padri fondatori" del futurismo, e il giovane Fortunato Depero danno alle stampe il manifesto Ricostruzione futurista dell’universo.

Con quelle quattro pagine imprimono al movimento fondato solo sei anni prima da F.T. Marinetti una svolta radicale, che in breve tempo ne cambierà il volto stesso.

Nel manifesto, come evidenzia il titolo, si auspica una disseminazione dei principi del futurismo in tutti gli ambiti del vivere e in tutte le forme dell’espressione umana, ma si suggerisce anche una linea nuova per le arti visive, che sarebbe poi risultata vincente su quella iniziale: da allora in poi i futuristi avrebbero guardato il mondo cercandovi "gli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo", fino a dar vita a "paesaggio artificiale", fatto di "coni, piramidi, poliedri, spirali".

Anche la figura umana si trasforma in un insieme di cunei e di forme falcate, che alludono all’energia e al dinamismo e la natura stessa viene "meccanizzata", tanto che i fiori, così amati dalla pittura "passatista", vengono trasformati da Balla in rigorose forme geometriche ritagliate nel legno, mentre Depero li traduce in forme elementari, inserendoli in un paesaggio sognante e incantato .

In quel manifesto prende forma un mondo totalmente nuovo, letto attraverso la lente esatta della geometria, fatto di materiali inediti e industriali, popolato da entità meccaniche: un mondo che è frutto, secondo il loro sogno, della fusione "arte + scienza".

Con Balla e Depero il futurismo si stacca dunque dalla linea simbolista cara soprattutto a Umberto Boccioni (sino ad allora leader incontrastato del gruppo, ma ormai in preda a una crisi lacerante che lo avrebbe accompagnato sino alla morte, l’anno successivo), abbandona la tecnica del divisionismo, di cui tutti i "padri fondatori" si erano nutriti, e sceglie decisamente le forme geometriche della modernità industriale.
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