Continua la nostra rubrica sui viaggi d'architettura, e questa volta -dopo la Francia- andiamo in Pennsylvania (Stati Uniti d'America): la celebre "Casa Kaufmann" di Frank-Lloyd-Wrighte.

E perchè crea tanto fascino la famosissima "Casa sulla cascata"?
E' una domanda che mi sono posto sin da quando ho potuto vedere la prima immagine di questa grande
villa progettata nel 1935 dall'architetto Wrighte. E' stato un vero colpo di fulmine.

In verità sono diventato architetto dopo aver visto, da studente, l'effetto scenografico-naturalistico di quest'opera su una rivista di settore. Era una foto (in doppia pagina) in bianco e nero, ma già così dava un'idea assolutamente diversa dal tradizionale.

La Casa sulla cascata, il cui nome originale è Fallingwater o Casa Kaufmann dal nome del suo proprietario, è una villa realizzata in America a Mill Run-Pennsylvania ed è considerata uno dei capolavori dell'architettura moderna.

Frank-Lloyd-Wrighte progettò Fallingwater perchè il proprietario era affascinato dalla natura del luogo e da una piccola cascata su un ruscello (Bear Run) che scendeva dai monti boscosi.
Ma pur rifiutando qualsiasi ricera estetica, l'architetto riesce, grazie alla stratificazione sfalsata di piani e terrazze a sbalzo, oltre che all'uso perfetto della pietra locale, ad inserire la sua opera in un paesaggio incontaminato senza stravolgerne il contesto.

E' sicuramente il tipico esempio di architettura organica (così definita dal suo stesso progettista nel suo volume del 1939) perchè promuove un'armonia tra l'uomo e la natura: lo spazio architettonico attraverso integrazione di vari elementi in un unico interconnesso organismo. Però è anche qualcos'altro.

E' una moderna tecnologia espressiva che, nonostante la sua inevitabile presenza, si integra perfettamente con le sue linee nella natura del luogo.
I vari piani sospesi nello spazio e l’equilibrio dei suoi volumi dimostrano quanta bellezza può esserci in una costruzione ben progettata nell'inserimento dell’ambiente naturale.

Un rifugio di montagna

Visitando la villa si percepisce chiaramente l'intenzione di F.L. Wright: fondere l’edificio nell’insieme degli elementi naturali - l’acqua, le pietre, gli alberi - come se ne facesse integralmente parte.

Attorno al camino, vero cuore di ogni baita montana, si sviluppa la distribuzione di tutti gli spazi abitativi, comprese le terrazze.
E sebbene tutta la villa sia inserita in un bosco, le dimensioni della stessa sono ragguardevoli ma calibrate con l'uso dei materiali del luogo e soprattutto con l'eleganza delle proporzioni.

Bruno Zevi, mio professore all'università di Roma e titolare della memoria wrightiana in Italia, la descriveva così: "Si libra sopra una cascata, tra le colline della Pennsylvania, incastrandosi alla formazione rocciosa. Apoteosi dell’orizzontalità, con gli sbalzi impressionanti del soggiorno e delle terrazze".

Si tratta di un esempio unico di vera architettura che celebra la natura. Però l'ardire eccessivo del "maestro" e l'insufficienza delle armature del calcestruzzo usato per le avveniristiche terrazze a sbalzo stanno creando seri problemi a tutta la costruzione.

Alcuni studiosi hanno anche scritto che forse "la visione artistica di Wrighte ha fatto trascurare dettagli funzionali", e si dice anche che tutta la struttura si sia salvata per "la prudenza dell'impresa costruttrice che raddoppiò le armature all'insaputa dell'architetto".

Gli interni

Ma l'altra grande curiosità che offre la visita a "Casa Kaufmann" è l'addentrarsi negli ambienti interni della casa, e così fruire liberamente (anzi percepire) della progettazione spaziale degli interiors wrightiani.
Si usufruisce, infatti, della circostanza che l’abitazione conserva intatto quasi tutto l’arredamento disegnato da Wright e numerosi oggetti d’arte di famosi artisti dell’epoca, oltre a tappezzerie e libri originali della famiglia Kaufmann.

Da un nucleo centrale costituito da rocce emergenti, nelle quali è ricavato il camino che domina il soggiorno, a sbalzo sulla cascata, si diramano i vari ambienti caraterizzati dalle lunghe vetrate che racchiudono lo spazio interno con ampie visuali verso la natura circostante.

Le camere al piano superiore hanno ciascuna una terrazza e così anche lo studio e la camera a galleria del terzo piano che danno su una terrazza esterna.
I pavimenti sono rivestiti in pietra, così come i muri, il camino del grande soggiorno-pranzo è incassato nella roccia, le opere di falegnameria sono in caldo noce con marezzature sul fondo.

Bruno Zevi così commentava ancora la celebre Falling Water: "La scatola è completamente distrutta. Non esistono più pareti, né schemi geometrici, né simmetrie, né punti prospettici privilegiati".

Arch. Lorenzo Margiotta

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