Sabato scorso, l'architetto Portoghesi ha potuto vedere interamente completata la sua opera progettata nel lontano 2000, a seguito di concorso pubblico del 1999. La realizzzione al rustico è durata anni (dal 2006 al 2010), mentre i lavori di completamento e finitura sono terminati nel marzo 2013.

Realizzata in una zona di forte espansione del Comune di Castellaneta (TA), risponde alle varie necessità della parrocchia San Francesco (di cui al convento francescano e la relativa piccola/insufficiente cappela) che, con gli oltre 4000 fedeli di appartenenza, risulta una delle parrocchie più estese della diocesi di Castellaneta.

L’area dell’intero complesso, infatti, interessa 4.660 mq, la chiesa può ospitare fino a 400 posti ed è dotata di casa canonica e uffici parrocchiali, nonché un salone comuitario che può accogliere 200 persone ed altri locali idonei per il ministero pastorale e le attività catechistico-formative.

Le chiese sono "case di Dio".

In una intervista, fatta in occasione del suo ottantesimo compleanno, Portoghesi ha espresso chiaramente il suo concetto principale di chiesa: "Basti pensare all’Eucaristia, presenza reale del Signore celebrata e conservata nelle chiese, per capire che esse sono domus Dei, case di Dio.
Suggestiva in questo senso è la probabile etimologia delle parole Church e Kirche, “chiesa” in inglese e tedesco: kyriakòn, che significa “ciò che è proprio del Signore”. Ho sempre ritenuto fondamentale, per esempio, che in una grande città vi sia la possibilità di aprire una porta e di guardare quella piccola luce accesa che indica la presenza del Signore nell’Eucaristia."

La nuova chiesa è dedicata a "S. Francesco e S. Chiara", nome scelto perché in Castellaneta, unica citta in Puglia, esistono entrambi gli Ordini religiosi.
Il progettista prof. Paolo Portoghesi, durante la presentazione della nuova Chiesa alla Comunità, ha illustrato la sua opera (così come l’aveva progettata e concettualizzata) dichiarando ciò che lo aveva ispirato: la luce, tema dominante che pervade l’intera struttura, faro per l’intera Comunità parrocchiale.

I commenti

La presentazione della nuova chiesa, però, ha destato commenti, perplessità e opinioni contrastanti.
C'è da evidenziare, infatti, in quest'ultima opera di Portoghesi, la mancanza di profondità prospettica (attuata sempre nell’impianto longitudinale della tradizione tipologica delle chiese antiche) per aver caratterizzato l'aula celebrativa con un impianto centrale che si sviluppa in forma radiale.

Ma l'architetto ha dovuto probabilmente adattarsi anche a precise richieste della committenza, e quindi ha enfatizzato la pianta centrale sottolineandola con la circolarità delle fasce marmoree a pavimento, concentriche rispetto al punto nodale del presbiterio, e la relativa copertura in legno lamellare.

Grande, comunque, anche l'integrazione tra progettista e artisti:
- Erio Carnevali a Castellaneta per dipingere lo scenario pittorico policromico della parete, alle spalle dell’altare;
- Rita Rivelli, che ha realizzato la vetrata a mandorla sulla facciata della Chiesa con i due Santi Chiara e Francesco;
- Suor Cristina Ghitti, che ha disegnato le tele della Cappella della Riconciliazione, raffigurante il Figliol Prodigo;
- Suor Agar Loche, che ha realizzato le vetrate della Cappella feriale;
- il Maestro Paolo Borghi per lo sportello del Tabernacolo, decorato con l’Ostia splendente e realizzato in ottone dorato;
- la Pontificia Fonderia Marfinelli Snc di Agnone, per le campane.

Arch. Lorenzo Margiotta

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