In questi ultimi tempi i grandi nomi dell'architettura hanno sviluppato progetti in varie parti del mondo: Zaha Hadid a Baku in Azerbaijan, Richard Rogers in Arabia Saudita, Lord Norman Foster in Kazhakstan.

L archistar Daniel Libeskind contro l architettura di regimeIl famoso architetto Daniel Libeskind, che ha costruito la sua reputazione su progetti culturalmente impegnati come il museo ebraico di Berlino e la ricostruzione del World Trade Center a New York, ha attaccato due giorni fa i colleghi che hanno messo la loro "bellissima architettura" al servizio di regimi autoritari.

Già da tempo si dibatte sulle opere dei cosiddetti professionisti "archistar": Libeskind, Gehry, Rogers, Foster, Holl, Nouvel, Piano, Hadid, Eisenman, Fuksas e Koolhaas. Molto di più si critica sulla figura di questi tecnici che secondo il filosofo britannico Roger Scruton "costruiscono monumenti solo e soltanto per celebrare sé stessi".

Le parole di Libeskind, che in passato aveva già criticato il lavoro di suoi colleghi in un "regime totalitario" come la Cina, sono state interpretate come un attacco indiretto a molti studi rivali che hanno costruito progetti in nazioni con pessime credenziali in fatto di diritti umani.

Sappiamo ormai che con il neologismo archistar ci si riferisce, in epoca contemporanea, ad un architetto molto famoso, che, come i personaggi dello show business, è al centro dell’attenzione pubblica per i propri progetti caratterizzati da una certa spettacolarità.
Ma anche Daniel Libeskind apartiene a quell’élite di famosissimi progettisti che qualcuno ha voluto etichettare archistar, eppure lui ha voluto distinguersi da essi. Forse perchè lo chiamano il "poeta che sussurra alle pietre"?

"Anche se producono torri scintillanti, se sono moralmente dubbiosi non mi interessa", ha detto Libeskind in una intervista con The Architects Journal: "Gli architetti devono assumersi la responsabilità dei loro lavori. Io non posso separare la geometria formale dal contesto di chi me l'ha commissionata e dalla moralità degli stati entro cui operano i committenti".

E in effetti i suoi progetti vivono di emozione e di significato. Per Libeskind, infatti, l'architettura "è una disciplina culturale e spirituale, e non soltanto meccanica. Non dovrebbe essere trattata come un puro bene di consumo”. Per lui sarebbe anche auspicable un ritrno alla "tradizione umanistica".

Arch. Lorenzo Margiotta
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