Alcuni Ordini professionali avevano impugnato gli atti con cui l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV) ha costituito una società lucrativa, attiva nel settore della progettazione architettonica ed urbanistica, della pianificazione territoriale e delle costruzioni.

L Universita non deve progettareI ricorsi degli Ordini ponevano una questione di corretta delimitazione della materia del contendere, avuto riguardo all’interesse di cui sono portatori istituzionalmente.
Posto che gli Ordini, infatti, agiscono a tutela della categoria professionale degli ingegneri e di quella degli architetti, i ricorsi sono stati interpretati come volti a contestare quella parte dell’oggetto sociale della suddetta società lucrativa che si riferisce alle attività di engineering.

E, invero, (ha ribadito il Cons. Stato) gli Ordini agiscono in giudizio nell’interesse delle categorie professionali rappresentate, ingegneri e architetti. Non possono pertanto farsi paladini della tutela della concorrenza e del mercato in generale, ma solo della tutela della concorrenza e del mercato per le attività di competenza delle categorie professionali rappresentate.

Il Consiglio di Stato ha quindi considerato la questione in sé dell’esercizio attraverso veicoli societari di attività puramente lucrative da parte degli Istituti universitari in casi non espressamente previsti dalla legge ed in contrasto col principio di legalità (attività esulanti dal perseguimento delle tipiche finalità istituzionali);

Nel caso di specie infatti, esprime il Cons. Stato, la società di engineering è stata costituita al fine, tra l’altro, di partecipare a procedure di affidamento di incarichi di progettazione in qualità di operatore economico.
Si è pertanto al di fuori sia della procedura di affidamento di incarico di progettazione, che postula un ruolo dell’Ente pubblico come stazione appaltante e non come operatore economico,

Cosicchè si legge nella sentenza che:
- le Università non possono partecipare, quali operatori economici, a gare di appalto e pertanto non possono allo scopo costituire una società con socio unico né potrebbero agire quali imprenditori sul mercato;
- le Università hanno fini non lucrativi di ricerca e di insegnamento, per cui non possono costituire una società con fini di lucro;
- si sarebbe creata una società privata a fine di lucro, che opera sul mercato in concorrenza con operatori privati, fruendo di finanziamento pubblico, così creandosi una evidente distorsione di mercato.

Ad avviso del Collegio, inoltre, va modificato quanto previsto (e parzialmente interpretato) dalla determinazione 21 ottobre 2010 n. 7 dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, che sosteneva:
“non sembra potersi affermare, in via generale, l'esistenza di un divieto per gli operatori pubblici a partecipare alle procedure ad evidenza pubblica. (…) Al contrario, la possibilità per le Università di operare sul mercato sarebbe espressamente prevista dall'articolo 7, comma 1, lett. c), della legge 168/1989, che include, tra le entrate degli atenei, anche i corrispettivi di contratti e convenzioni, nonché dall’articolo 66, del d.P.R. 382/1980, (…) che prevede che le Università possano eseguire attività di ricerca e consulenza, stabilite mediante contratti e convenzioni con enti pubblici e privati, con l’unico limite della compatibilità delle suddette attività con lo svolgimento della funzione scientifica e didattica che per gli Atenei rimane prioritaria”.

Ad avviso del Collegio, quindi, il limite non è di mera compatibilità, ma di stretta strumentalità.
L’attività di ricerca e consulenza, anche se in favore di enti pubblici, non può essere indiscriminata, sol perché compatibile, ma deve essere strettamente strumentale alle finalità istituzionali dell’Ente, che sono la ricerca e
l’insegnamento, nel senso che giova al progresso della ricerca e dell’insegnamento, o procaccia risorse economiche da destinare a ricerca e insegnamento.

Non si può pertanto trattare di un’attività lucrativa fine a sé stessa, perché l’Università è e rimane un ente senza fine di lucro.

Arch. Lorenzo Margiotta
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