Con una scossa di magnitudo 6.5, ad una profondità di 10 chilometri, l'Italia si è risvegliata alle ore 7,41 di ieri con la paura e il terrore di un altro terremoto in Centro Italia, ma avvertito da Bolzano a Bari.

La scossa (la più forte in Italia dal 1980, pari soltanto a quella del terremoto in Irpinia) ha colpito le Regioni Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, distruggendo case, palazzi, chiese, e parti di bellissimi centri storici. Danni, gravissimi ed estesi, agli edifici e al patrimonio storico e artistico: crollate a Norcia la Basilica di San Benedetto, la Chiesa di Santa Rita e la Cattedrale di Santa Maria Argentea.

Fortunatamente non c'è stata perdita di vite umane, ma torna più forte all'attenzione di tutti la necessità di intervenire celermente sia con piani di emergenza sia con programmi a medio e lungo termine, al fine di rendere sicuro tutto il territorio nazionale.

Ma quest'ultimo terremoto ha cambiato lo scenario e ancora di più lo spirito e l’animo delle persone. Ora serve intervenire in Italia, tutti uniti, con un impegno politico a 360 gradi per il bene comune.

Norcia: veduta dei crolli dall'alto

Non si possono, in linea teorica, escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi. E il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, ha dichiarato: “Non sono possibili soluzioni non strutturali".

Il Consiglio dei Ministri ha adottato subito una delibera che estende gli effetti della dichiarazione di stato d’emergenza (già adottata il 25 agosto scorso per il precedente terremoto di Amatrice, Accumoli e altre zone ugualmente colpite) all'ultimissimo evento sismico.

Sono stati destinati 40 milioni di euro per consentire al Capo del Dipartimento della Protezione Civile di assicurare con la massima tempestività ed efficienza gli interventi necessari all’assistenza alle popolazioni colpite.

Mara Zenoli

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