Da anni ormai si trascina la questione dell'Irap dei professionisti tra decisioni, interpretazioni e sentenze.
Forse è risolta definitivamente? No!
L'Irap va applicata solo a coloro che hanno un'organizzazione d'impresa, quindi il professionista di regola non l'avrebbe dovuta pagare mai.

Ma avere organizzazione d'impresa, ormai è assodato, significa avere dipendenti e beni strumentali rilevanti.

Nel tempo si è pensato che anche i professionisti iscritti agli ordini professionali (anche con dipendenti e beni strumentali) non la dovessero pagare, poiché senza la presenza dell'iscritto all'ordine non fosse possibile che lo studio progredisse autonomamente.
Tutto derivava dall'interpretazione (giusta o sbagliata) che la struttura organizzativa costituisca un elemento potenziatore ed aggiuntivo ai fini della produzione del reddito, tale da escludere che l’IRAP divenisse una 'tassa sui redditi di lavoro autonomo'.

Dall'altra parte veniva considerata, invece, la natura reale dell'IRAP, che doveva avere come presupposto una pluralità di elementi ulteriori rispetto alla mera attività lavorativa.

Oggi è acclarato che l'esiguità di investimenti e di organizzazione dei fattori produttivi non basta a rendere un'attività "autonomamente organizzata", e come tale, non fa scattare l'assoggettamento all'IRAP.

E' quanto si desume da una recente sentenza della Corte di Cassazione (13488/2015), che rigetta il ricorso proposto dall'Agenzia delle Entrate contro un contribuente che aveva richiesto il rimborso dell'IRAP versata dal 1999 al 2002.

In altre parole, in assenza di dipendenti o di investimenti in beni strumentali di entità considerevole, il professionista, secondo la Corte, non era chiamato a pagare l’IRAP. Ma nel caso esaminato dalla Corte non sussisteva l’autonoma organizzazione poiché vi era assenza di lavoro dipendente o di collaborazione di terzi, erano molto esigui i beni strumentali di proprietà, e non vi era mai stato utilizzo di capitali di prestito.

Tutto chiarito allora? No!

Si resta sempre nella interpretazione italiana della esiguità dei beni strumentali.
La Corte infatti ha sentenziato che: "La presenza di beni strumentali di valore superiore ad euro 10.000,00 e di uno studio professionale di 50 mq., non possono ritenersi di per sé indicativi, alla stregua dei su esposti criteri, della sussistenza dell'autonoma organizzazione, mentre la partecipazione all'attività dello studio associato - incidendo questa, ai fini IRAP, a carico di soggetto diverso (vale a dire la medesima associazione tra professionisti) - si appalesa del tutto irrilevante ai fini della presente controversia".

Quest'ultima considerazione è molto importante per i professionisti che condividono spazi di lavoro, collaboratori e attrezzature, quindi non costituiscono un’autonoma organizzazione e, come tali, non sono soggetti passivi di IRAP.

Ma in Italia ci sono ancora moltissimi studi di singoli autonomi professionisti, come si comporterà l'Agenzia delle Entrate?

Paolo Stenoli

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