In questi ultimi anni, anni di profondissima crisi economico-finanziaria, tutti i personaggi illustri e con cariche importanti dichiarano, a più non posso, che dovrà essere l'Edilizia a far ripartire l'economia italiana.

L Edilizia il motore dell ItaliaE dopo che quasi tutti i nostri parlamentari hanno dichiarato le stesse cose, anche al Saie, il Salone dell'edilizia di Bologna, che ha aperto i battenti con lo stesso auspicio, Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, dice che si può "ricostruire l'Italia" puntando principalmente sull'edilizia.

Ma ci accorgiamo solo ora che la nostra edilizia, con tutto il suo indotto, ha sempre determinato nel nostro paese un certo benessere generalizzato che faceva presupporre una crescita dell'Italia, mai avvenuta?

Se tralasciamo il periodo del cosiddetto "boom economico" ci accorgiamo che l'Italia non è mai effettivamente cresciuta in economia. Infatti, al di là delle cosiddette "bolle" (finanziaria, speculativa e quindi anche edilizia), non c'è stato mai un vero progresso culturale, economico e sociale.
Molte conquiste sono state fatte, ma si è lasciato troppo spazio alle numerose lobby e gruppi di pressione che governano direttamente il nostro paese.

In Italia c'è sempre stata penuria di "prime case", ma abbiamo permesso che le "seconde case" - e a volte anche "terze case" - distruggessero la ricchezza più importante del nostro paese: il paesaggio.
Ieri le nostre città scoppiavano di traffico e super-affollamento, ma la richiesta di nuove costruzioni era sempre pressante, gli amministratori locali non erano capaci di pianificare il territorio e la specuazione edilizia galoppava. Negli anni Novanta, e i primi anni di questo nuovo secolo, si è assistito imperterriti alla creazione di nuove aree intensamente urbanizzate intorno alle grandi città.

Oggi, che la crisi economica ha evidenziato un surplus di abitazioni esistenti, ci accorgiamo che dobbiamo dare impulso al mondo dell'edilizia per poter sperare di uscire dalla crisi, almeno feriti se non moribondi.
Finalmente si prende atto che non sono le nuove costruzioni a movimentare il volano edilizio e che bisogna necessariamente agire sul patrimonio immobiliare esistente.
Da anni si parlava di recupero edilizio, di risparmio del suolo sacrificato all'espansione delle città, ma nulla di concreto si è riuscito a fare.

Speriamo, come dice qualcuno, che avendo raggiunto il fondo del sistema, anche la nostra edilizia riesca a rinnovarsi, a ritornare a livelli di vita più accettabili, a ridare qualità architettonica ai nostri quartieri abitativi.

Arch. Lorenzo Margiotta
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