Nei giorni scorsi Mario Botta, che non gradisce affatto essere appellato archistar - ma noi lo indichiamo tale nel senso buono del termine, ha visitato la sua nuova "cittadella" sorta a circa 400 metri dalle mura della città di Treviso.
E' una grande opera che copre complessivamente circa 78.000 mq. su più livelli, di cui 50.000 a destinazione urbanistica pubblica e 28.000 a destinazione urbanistica privata (3.000 commerciali, 9.000 direzionali e 16.000 residenziali).

L Archistar Mario Botta e l area ex AppianiOggi le città non sono più disegnate; prima invece alcune parti urbane erano ben progettate (anche grazie ad una committenza illuminata) e riuscivano a dare omogeneità alla città intera, basti qui ricordare i vari esempi di piazze disegnate e non le attuali piazze di risulta.
Ecco quindi spiegata la vera scommessa di Mario Botta: il riuso attuale di un'area obsoleta (gli ampi spazi industriali della ex Appiani).
Una vera e propria "cittadella" a modello della città europea, con la piazza italiana, il verde, una grande fontana, la Cappella, il mix di funzioni dei vari edifici tra reidenziale e terziario, grandi parcheggi pubblici e privati, bar, negozi, ristoranti, con un perimetro lambito tutt'intorno dalla città consolidata.

L'ambizione di Botta è che possa diventare un nuovo quartiere di Treviso, quale miniatura della città storica.
Eppure le critiche non mancano e c'è vero disaccordo tra i trevisani.
L’accusa all’Appiani è che non risolve i problemi della città, che sta diventando un dormitorio perchè "mancano punti di aggregazione, ed eventi socio-culturali per la gente".

Ma se la città è in declino, (Treviso è stata anche definita dai commercianti di Corso del Popolo una vecchia aristocratica in decadimento), bisogna rinnovarsi.
E come rinnovarla? Fortunatamente è un quesito che si pongono seriamente i vari tecnici illuminati.
"Bisogna avere il coraggio di cambiare" ha affermato in un'intervista l’architetto Toni Follina. "Trasformare e rinnovare devono essere le parole d’ordine: si deve creare un nuovo rapporto con la cintura urbana, che deve essere attratta dal centro, da consegnare ai giovani."
Molti cittadini, infatti, auspicano i cambiamenti necessari per riorganizzare la città del futuro: "la città deve essere considerata come un organismo in cui tutto è legato", e quindi anche l’area Appiani, come tutte le varie parti della città, devono vivere di rapporti e non isolarsi l’una dall’altra.

Per alcuni però "Treviso due" è addirittura "un mostro edilizio sproporzionato per la città e concepito da amministratori e banchieri ottusi".
Ma per altri cittadini, più attenti alle dinamiche cittadine, l'area ex Appiani non è il vero problema. Il problema è che le attività commerciali di Treviso attualmente sono incapaci di catturare l'attenzione del pubblico e così diventa facile creare uno "shopping center" alternativo, e peraltro di gran lunga più bello di tanti altri centri anonimi e tristi.

In definitiva, per molti trevisani invece di piangere, è bene diventare creativi.

Arch. Lorenzo Margiotta
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