"La decisione dell'Autorità di aprire una istruttoria sugli Ordini degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Firenze, Roma e Torino - colpevoli per avere pubblicato sul sito modelli di calcolo per calcolare gli emolumenti, sulla base del DM 14072012, pur avendo chiarito in grande evidenza leggibile anche dai clienti che non si tratta né di un obbligo di legge né deontologico - è l'ennesima dimostrazione che la bizantina applicazione delle norme in Italia nasconde la consueta politica (e pratica) di essere deboli con i forti, forti con i deboli".

Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori a seguito dell'avvio, da parte dell'Antitrust di un'istruttoria per verificare l'esistenza di possibili intese restrittive della concorrenza che sarebbero state messe in atto dagli Ordini degli Architetti di Roma, Firenze e Torino.

"In questo atto - continua - ci sono premesse evidentemente errate, che saranno puntualmente evidenziate dai nostri legali (clamorosa quella di considerare gli Ordini professionali "associazioni d'impresa") e c'è una evidente ignoranza riguardo alla realtà professionale italiana e al suo mercato, dove vige una concorrenza spietata spesso a danno della qualità e della sicurezza dell'abitare. Grave è che, ancora una volta, un'Autorità pubblica delegata a regolare il mercato e a proteggere i consumatori, dedichi il suo tempo e le sue risorse a rincorrere i fantasmi di un inesistente trust di 150 mila architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, il cui reddito medio è certificato ormai inferiore ai 20 mila euro annui, mentre i cittadini italiani sono vittime quotidiane di vere intese restrittive della concorrenza e alterazioni del mercato, che spesso abbiamo denunciato e che l'Autorità non vede, o non vuole vedere".

Tra gli esempi evidenziati dal Consiglio Nazionale il fatto che il 99 per cento degli architetti italiani siano esclusi dalla possibilità di accedere al mercato dei lavori pubblici, avendo la norma artatamente innalzato le condizioni di accesso con l'evidente intenzione di limitarlo a pochi eletti; la vendita sul web di prestazioni professionali come la certificazione energetica a 40 euro, quando le norme UNI sulle relative prestazioni (e il buon senso) dimostrano che sono senz'altro truffe al consumatore e allo Stato, vista la mole di lavoro da produrre per certificare opere che danno diritto al bonus fiscale; e le attività di dumping ripetute su tutto il territorio nazionale con la complicità della P.A., in gare con sconti fin'oltre il 90% o addirittura gratuite.

"E che dire - continua - della limitazione alla concorrenza causata dallo strapotere delle partecipate pubbliche che programmano, progettano, appaltano, dirigono i lavori e se li liquidano, con incarichi diretti, sempre senza strutture adeguate e competenti? Da Expo a Mose, passando per l'Aquila, il G8, il Ponte di Messina, le Città della Salute, il mercato è drogato dallo stesso potere pubblico e politico che nomina Autorità di Vigilanza "terze" che serenamente si dedicano del tutto impropriamente a vessare chi con chiarezza informa il consumatore dei suoi diritti, assumendo le proprie responsabilità in un codice deontologico che - con tutta evidenza - l'Antitrust sembra non aver letto.

"Nei tempi previsti e secondo le regole risponderemo puntualmente alle osservazioni dell' Antitrust, ma esprimiamo pubblicamente la nostra indignazione, in quanto rappresentanti dello Stato responsabili (e non associazione d'imprese), nel verificare che l'Autorità continua ad esercitare i propri poteri alla luce del pregiudizio."
"Non resta che informare l'Antitrust - conclude - sul fatto che gli Ordini hanno pubblicato "fogli" che calcolano gli emolumenti sulla base di un Decreto del Ministero che li vigila (pubblicato in Gazzetta nel caso qualcuno lo cercasse) ed il suggerimento a trascorrere un paio di giornate in uno Studio di architettura di un qualunque luogo italiano per essere meglio a conoscenza della realtà del mercato e della concorrenza, prima di prendere decisioni incongrue".

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