Con il Disegno di legge sul cosiddetto "Lavoro autonomo", varato da Palazzo Chigi per dare una qualche risposta raffazzonata alle associazioni delle professioni non regolamentate, si tenta di coinvolgere i professionisti regolamentati (cioè tutti quelli iscritti obbligatoriamente ad Albi Nazionali) titolando il disegno di legge con "Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale".

Dopo tanti anni, che i politici (i soliti noti) hanno continuamente bistrattato i professionisti tecnici perché dovevano essere equiparati ad aziende imprenditoriali (vedi l'obbligo dell'IRAP, l'obbligo degli studi di settore come tutte le aziende, vedi la eliminazione delle tariffe minime professionali per un assurdo principio di libera concorrenza tra imprenditori), ora - dal Consiglio dei Ministri - i tecnici che esercitano una libera professione sono "lavoratori autonomi non imprenditoriali"?.
Dal ministero del Lavoro addirittura viene spiegato che questo provvedimento dovrebbe tutelare "un sistema di diritti e di welfare moderno", quando lo stesso Governo - con la Legge di Stabilità 2016 - ha equiparato i professionisti alle piccole e medie imprese.!

Siamo sempre alle solite. Parole, parole, parole: tutto fumo e nessuna sostanza.

Ma ormai Architetti e Ingegneri, vista l'ennesima crisi edilizia che dura da troppi anni, si trovano in una situazione tanto precaria da non poterne più.
E se prima si sopportava tutto in considerazione del fatto che si era arrivati alla professione come una libera scelta di volontà culturale, oggi si sente solo il peso di dover subire il colmo di decenni di mistificazioni.

Tutti i professionisti tecnici sono stati sempre considerati dei lavoratori autonomi privilegiati da combattere e denigrare: si parlava sempre più spesso di parcelle non meritate, di prestazioni autoritarie, di evasori fiscali, di gente che poteva permettersi il lusso di non essere pagato dagli Enti statali e quindi anche dai clienti privati.

Ora alcuni si permettono addirittura di dire che (con quest'ultima pessima iniziativa del Governo) finalmente si potrà iniziare a verificare le condizioni lavorative dei liberi professionisti.

Ma siamo tutti matti?

Da sempre i professionisti hanno lamentato varie criticità, ma nessuno li ha mai ascoltati. E' pur vero che le migliaia di tecnici in Italia non sono mai riusciti ad avere una voce unica, perchè arroccati alle beghe di categoria (vedi i distinguo dei Geometri laureati (sic!), gli architetti che si laureano anche in Ingegneria ma non si devono iscrivere all'Albo degli ingegneri, la confusione delle varie competenze, ecc. ecc.), ma ora non è più possibile ... mangiare parole.

La crisi ha colpito tutti; e i professionisti tecnici in prima fila visto che i vari governi succedutisi non hanno voluto capire che l'edilizia è sempre stata un volano di crescita economica.

Ora basta! Tutti noi professionisti dovremmo alzare la testa e uscire dal nostro piccolo mondo.
In cinque anni il reddito professionale medio di un tecnico professionista ha subito un forte calo, pari a circa il 40%; e la mala concorrenza spietata (con l'elevato numero dei tecnici) ha fatto ridurre il reddito medio a cifre mai così basse e impossibili per un equo sostentamento.

Arch. Maria Renova

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