Ivrea, città industriale che ha vissuto la nascita e l'affermazione dell'Olivetti, grande azienda sviluppatasi tra gli anni '30 e '60 sotto la direzione di Adriano Olivetti, è ora un sito mondiale dell'umanità, deciso dall'Unesco a favore della candidatura avanzata dall'amministrazione piemontese.

Ivrea entra nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco, 54/o sito italiano.
E’ il riconoscimento come "città ideale della rivoluzione industriale del Novecento", per la "concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti nata e sviluppata dal movimento Comunità e qui pienamente portata a compimento, in cui il benessere economico, sociale e culturale dei collaboratori è considerato parte integrante del processo produttivo", ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali, Alberto Bonisoli, nell'apprendere l'iscrizione di "Ivrea Città Industriale del XX Secolo".

Ma il sogno di Olivetti era molto più ambizioso per fare di Ivrea la capitale della cultura industriale italiana: un progetto in cui far confluire - oltre alla tecnologia - anche umanesimo, scienze sociali, arte e bellezza.

Adriano Olivetti si circondò di veri protagonisti della ricostruzione del Paese dopo la guerra: i migliori ingegneri, scrittori, intellettuali, critici letterari, i più noti architetti e urbanisti italiani di quel periodo, sociologhi, finanzieri e giornalisti.

Adriano Olivetti

Aldo Cazzullo scrive sul Corriere della Sera che “I suoi designer inventano oggetti tra i più belli del Novecento, come la mitica Lettera 22, la macchina da scrivere di Montanelli.
Nel 1948 viene creato un gruppo di lavoro che metterà a punto una diavoleria mai vista in un ufficio italiano: la calcolatrice, battezzata Divisumma.

Nasce la divisione elettronica: nel ’55 Adriano strappa Mario Tchou alla Columbia University di New York, e gli affianca gli scienziati dell’università di Pisa; ed ecco l’Olivetti Elea, il migliore «cervello elettronico”; è l’avvio della nuova era dei computer.

Ma Adriano muore all’improvviso il 27 febbraio 1960, aveva 58 anni ed era in ottima salute.
E subito dopo la divisione elettronica dell’Olivetti viene venduta alla General Electric, e da quel momento l’era digitale diventa storia americana.

Olivetti Elea

Ora tutti parlano di Ivrea come esempio distintivo della sperimentazione di idee sociali e architettoniche sui processi industriali; e dicono oggi che è stata un'esperienza innovativa di produzione industriale di livello mondiale che guardava in special modo al benessere delle comunità locali.

Ma questo riconoscimento mondiale vuole essere un simbolo di “archeologia industriale” o può diventare vera occasione di analisi alla colpevolezza del mondo politico e industriale dell’epoca?

Tutti si dimenticano ora di come fu ostacolato Adriano Olivetti nel realizzare il suo sogno?
Tutti dimenticano i nomi di coloro che invidiarono e combatterono la famosa azienda diventata “leader mondiale” dei prodotti da ufficio nonché anticipatrice della avveniristica era informatica?

Fortunatamente no, visto che il Prof, Sergio Noto dell’Università di Verona scrive sul Fatto Quotidiano che la “Olivetti era un’azienda viva e non un monumento”.

Il suo condivisibile articolo provocatorio mira a considerare l’attuale vicenda come “il danno e la beffa” perché non si coglie l’occasione di evidenziare come il riconoscimento vada “però contro lo spirito più profondo e contro la storia di coloro che si voglio premiare”.

Ivrea è ora “la città ideale della rivoluzione industriale del Novecento” - le architetture olivettiane rappresentano il 70% del perimetro urbanizzato della città - ma cosa ne è stato, in questi oltre 50 anni di industria italiana, dell’industriale che voleva un “capitalismo dal volto umano”, di quel “capitano d’impresa che metteva sullo stesso piano profitto e solidarietà”?

Mappa dei fabbricati Olivetti

Anche Fulvio Fulvi, su Avvenire, ci dice che la Olivetti, “gloriosa fabbrica di macchine da scrivere, calcolatrici meccaniche e computer di primissima generazione” non è un monumento da tutelare.

Forse in un momento di lunga crisi economica sarebbe opportuno rifarci a quella visione moderna del rapporto tra produzione industriale e architettura.
Forse dovremmo rivalutare con più attenzione gli esempi migliori del passato, per avviarci verso un laboratorio dell’innovazione che ripensi al territorio italiano.

Arch. Lorenzo Margiotta

Scheda

Adriano Olivetti fu artefice di un modello di sviluppo che realizzò secondo lo schema e le idee del Movimento Comunità da lui stesso fondato.
La stessa forma della città e gli edifici urbani furono progettati dagli urbanisti più bravi, nella consapevolezza dell’importanza che il luogo di produzione non poteva non avere, per il benessere di chi vi trascorreva gran parte del tempo oltre che per quello di chi lo abitava.

La città industriale di Ivrea finì col rappresentare un esempio concreto, tangibile, di un nuovo modo di produrre che coniugava profitto, qualità della vita, solidarietà sociale, crescita culturale.

Un luogo, una vera e propria comunità che rispondeva alla domanda di servizi e che prevedeva alloggi per i lavoratori, uffici, asili nido, mensa, servizi sociali, edifici per la produzione, ambienti per la fruizione di attività culturali.
Una esperienza di produzione industriale all’avanguardia con una particolare attenzione alle persone, alla loro crescita, per uno sviluppo ecosostenibile e di qualità.

(tratta da leurispes.it)

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