L’Italia è incapace di gestire i fondi europei. E soprattutto di controllarne la corretta erogazione. Le accuse della Commissione europea sono state confermate dal Tribunale Ue.

E la Puglia ci ha rimesso quasi 80 milioni di euro. Il Tribunale Ue ha confermato le accuse dei revisori europei che, oltre alla mancanza di personale nelle strutture dell’autorità di pagamento, contestavano a quest’organismo ritardi (nell’esecuzione dei controlli di primo e di secondo livello, nella trasmissione delle relazioni, nel seguito dato ai controlli e nell’aggiornamento della tabella di monitoraggio) e mancate verifiche.

La querelle tra Bruxelles e Roma è cominciata nel 2007, quando la Commissione Ue ha effettuato una prima verifica (in totale ne verranno compiute tre) sulle strutture che, nel nostro Paese, gestiscono le varie fasi operative dei cosiddetti Fondi strutturali, finalizzati a rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale, a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo interni, a combattere il ritardo delle regioni meno favorite d’Europa.

Alle successive contestazioni della Ue l’Italia non ha replicato. Bruxelles ha deciso di tagliare del 10%, allora, il contributo finanziario applicato al nostro Paese. L’Italia è ricorsa al Tribunale Ue che le ha dato torto.

Ora, tenuto conto di una rettifica già apportata dalle autorità italiane alle richieste per i Fondi strutturali (e, in particolare, per il Fondo europeo di sviluppo regionale), l’Ue ha tagliato circa 80 milioni di euro. E la Puglia, che attendeva una somma equivalente per un Programma operativo regionale partito nel ’99, se l’è vista azzerare.

Fonte: C.N.A.

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