Il Decreto Ministeriale parametri, in materia di piani urbanistici, non va interpretato alla lettera. Servono almeno un paio di accorgimenti, che consentano di arrivare a determinare un compenso congruo per i professionisti.

È la conclusione più interessante alla quale giunge il nuovo documento licenziato dai Consigli nazionali di ingegneri e architetti per chiarire le questioni applicative più controverse che riguardano il decreto ministeriale n. 143/2013. La norma guida per fissare i corrispettivi da porre a base di gara continua a porre dubbi a stazioni appaltanti, ordini territoriali e Rup. Così, Cni e Cna cercano di chiarire qualche nuovo aspetto.

Lo schema di calcolo

Il primo passaggio problematico riguarda il modo in cui va declinato il requisito dell'obbligatorietà del riferimento al Dm parametri. "L'Anac – spiega il documento - ha ribadito l'obbligatorietà di riportare uno specifico quadro analitico delle prestazioni e dei relativi corrispettivi, per consentire ai concorrenti la formulazione di congrue offerte". Quindi, non bisogna soltanto inserire un riferimento generico al Dm 143/2013 nel bando, ma bisogna invece spiegare come è stato calcolato l'importo a base di gara.Questo modo di procedere "garantisce di evitare la sottostima dell'importo dei corrispettivi relativi alle prestazioni", ma anche la sovrastima: la legge impone che le nuove tariffe non possano essere più elevate di quelle vecchie (contenute nel Dm del 4 aprile del 2001). Quindi, nel bando va inserito un apposito quadro che spieghi il metodo utilizzato per la determinazione dei compensi a base di gara, consentendo di fare tutte le verifiche.

I piani urbanistici

L'altro tema chiave riguarda i compensi per la redazione di piani urbanistici. Sul punto diversi ordini territoriali hanno chiesto chiarimenti, evidenziando come l'applicazione del decreto parametri porti a risultati spesso troppo bassi, se confrontati con il riferimento della vecchia circolare del ministero dei Lavori pubblici n. 6679 del primo dicembre 1969.
"Il primo elemento di criticità che si rileva nei casi segnalati – spiega il documento - attiene all'applicazione del Pil per abitante per la determinazione del valore "V" di riferimento per il calcolo del corrispettivo". La norma parla di Pil territoriale, ma questo porta corrispettivi differenti in diverse parti del paese, a parità di prestazioni.
"Si è quindi del parere che per ovvi motivi di uniformità, il valore del Pil pro capite da assumere non potrà che essere quello medio nazionale".A questo si accompagna un'importante indicazione sulla modalità di calcolo del corrispettivo. Tra le prestazioni da considerare non ci sarà solo la "Pianificazione urbanistica generale"; andranno comunque sempre considerate le prestazioni “Qa.0.02 Rilievi....", “Qa.0.03 Pianificazione paesaggistica...", “Qa.0.05 Programmazione economica...", che costituiscono parte inscindibile dell'attività di pianificazione così come oggi richiesta". Questo pacchetto costituisce una base da inserire sempre nei computi.

La classificazione dei servizi

Infine, c'è il tema della classificazione dei servizi. Dice il documento: "Ai fini della qualificazione per la partecipazione alla gare, secondo quanto deliberato dall'Anac, le attività svolte per opere analoghe a quelle dei servizi da affidare, non necessariamente di identica destinazione funzionale, sono da ritenersi idonee a comprovare i requisiti, quando il grado di complessità sia almeno pari a quello dei servizi da affidare".
Considerazioni da applicare soprattutto a tre categorie: edilizia, strutture e viabilità.

Vuoi restare aggiornato su questo argomento? Lascia la tua email e registrati con un click.
Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione l'utente acconsente al loro utilizzo in conformità con i Termini sulla privacy.                   [
Non mostrare più
]
Accedi o registrati gratis in un click
Email:
Password:
Password dimenticata?