Infortuni sul lavoroUna pubblicazione curata dell’Ufficio ricerche per la salute e la sicurezza sul lavoro della Filca-Cisl, "Lo Scandaglio", è un'indagine che raccoglie i dati infortunistici dei settori costruzioni, legno, cemento, lapidei, laterizi e manufatti.

I dati hanno riservato non poche sorprese: se nei settori industria, commercio e servizi nel periodo 2002/2006 si è verificato un morto ogni 15.462 addetti, nello stesso periodo nei settori della Filca questo dato è ancora più drammatico: una vittima sul lavoro ogni 6.183 addetti.

Si tratta di numeri che dimostrano inequivocabilmente il maggiore indice di rischio dei nostri settori rispetto al totale del mondo del lavoro.
Nei settori Filca, inoltre, gli infortuni mortali rappresentano quasi un terzo del totale degli infortuni, ma il numero degli addetti è pari solo al 12%.

I dati appaiono in tutta la loro drammaticità nei valori assoluti e negli indici di frequenza (il rapporto numero di infortuni per 1.000 dipendenti): in edilizia nel 2006 ci sono stati oltre 300 infortuni mortali.

Nel settore cave/estrazione, invece, muore sul lavoro una persona ogni 2.555 addetti. Una vera roulette russa che indigna e fa riflettere.

Le cose vanno meglio nel settore della produzione di cemento, dove ci sono poche, grandi aziende, nelle quali ci sono solitamente maggiori controlli ed una presenza più capillare del sindacato.

Fa riflettere anche il dato degli infortuni nel settore costruzioni diviso per regioni e province: la realtà che emerge è che proporzionalmente si muore di più al sud.

La ricerca ha una sezione dedicata all’Europa: nelle costruzioni l’Italia è la prima nazione per infortuni mortali.

Nel rapporto tra abitanti e numero totale di infortuni mortali, invece, siamo terzultimi. Un esempio: se in Svezia, la regione più virtuosa, muore un lavoratore ogni milione e 216mila abitanti, in Italia questo rapporto si abbassa ad uno ogni 232mila. Peggio di noi solo la Spagna ed il Portogallo.
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