Infortuni sul lavoroL'INAIL ha presentato il 14 luglio scorso il Rapporto annuale 2005.

L' obiettivo è quello di fornire dati oggettivi sul fenomeno infortunistico, contestualizzati rispetto al panorama dell’occupazione e degli andamenti storici, tenendo conto:
-delle richieste di approfondimento avanzate dalle Parti Sociali;
-della necessità di completare il quadro degli infortuni con quello delle malattie professionali;
-dell’opportunità di fornire una visione comparata delle statistiche nazionali, di fonte INAIL, e di quelle europee, elaborate e fornite da EUROSTAT;
-dell’esigenza di mettere in luce con oggettiva chiarezza sia i dati confortanti che le zone d’ombra ed i relativi segnali di pericolo.

Il Rapporto offre una visione storica che consente di capire quale sia oggi la situazione degli infortuni nel nostro Paese.

Nel dopoguerra, cioè nella prima metà degli anni Cinquanta, si registravano ogni anno oltre 3.000 morti per infortuni sul lavoro. Questo dato si è trascinato fino alla metà degli anni Settanta.

Dopo il 1975 il fenomeno comincia lentamente ma progressivamente a decrescere, pur mantenendosi generalmente al di sopra dei 2.000 casi per tutti gli anni Ottanta e Novanta: ancora nel 1990 i morti erano oltre 2.400.

Si ha un più significativo decremento del fenomeno a partire dal decennio successivo: nel 2000 si contano 1.400 vittime del lavoro; nel 2005 gli infortuni mortali scendono a 1.206.

Oggi si registrano meno vittime e conseguentemente meno drammi umani e sociali, e minori costi economici per il Paese.

Se, infatti, si fa il confronto con l'Europa, si vede che negli ultimi anni l’Italia si è collocata sotto le medie europee, quanto ad infortuni con assenza dal lavoro superiore a 3 giorni e ad infortuni indennizzati, mentre i casi mortali sono 2,8 ogni 100.000 occupati in Italia, contro 2,9 della media nell’ EUROZONA.

Fonte: INAIL
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