Diceva di essere stato un docente fuori ordinanza: "Ho alimentato sentimenti di correttezza, deontologia, moralità, suscitando più dubbi che certezze".
Amico di Paolo Portoghesi e Giuseppe Samonà, aveva avviato uno studio professionale con la moglie Luciana Natoli, prematuramente scomparsa.
L'attività prevalente di urbanista, poi, lo aveva impegnato in un confronto con i movimenti europei.


Nel 1976 vinse la cattedra come professore ordinario all'Università di Palermo e fino al 2000 è stato ordinario di Urbanistica alla facoltà di Ingegneria di Palermo.

Tra il 1979 e il 1981 era stato uno dei quattro saggi incaricati di elaborare il Piano programma di Palermo, mai applicato. Il gruppo era coordinato da Giuseppe Samonà e ne facevano parte anche Giancarlo De Carlo e Anna Maria Borzì.

La loro visione dei problemi urbanistici del centro storico, da rivitalizzare come luogo di promozione culturale da sottrarre alla speculazione edilizia, suscitò grandi fermenti e polemiche. Di Cristina aveva portato nel gruppo dei «saggi» la sua personalità prorompente che si poneva come anello di congiunzione tra politica e cultura, visto che lui stesso era stato un dirigente del Psi.

Da oltre un trentennio aveva avviato un legame di vita e culturale con Domitilla Alessi, proprietaria della casa editrice Novecento, che è anche una libreria progettata proprio da Di Cristina.
Novecento, infatti, libreria atipica e casa editrice, riflette alla perfezione la dedizione assoluta verso i suoi oggetti d’affezione, i libri.

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