La problematica fondamentale, che continua ad interessare i professionisti del settore, consiste nel definire la natura – mobiliare o immobiliare – degli impianti fotovoltaici, e quindi la loro assoggettabilità al pagamento dell'ICI.

Impianti fotovoltaici non sottoposti all ICIIl Consiglio nazionale del notariato ha affrontato alcune questioni civilistiche connesse alla realizzazione di un impianto fotovoltaico con due studi: il 35-2011/T e il 221-2011/C.
Le relative interpretazioni possono considerarsi corrette pur in presenza di alcuni dettagli non considerati.

Ovviamnete la Commissione Studi Civilistici ha affrontato l'argomento partendo dalla definizione di bene immobile.

La nozione di “bene immobile” è dettata dall’art. 812 c.c., il quale dispone che “sono beni immobili il suolo, le sorgenti e i corsi d’acqua, gli alberi, gli edifici e le altre costruzioni, anche se unite al suolo a scopo transitorio e in genere tutto ciò che naturalmente o artificialmente è incorporato al suolo”. Al secondo comma è poi precisato che “sono reputati immobili i mulini, i bagni e gli altri edifici galleggianti quando sono saldamente assicurati alla riva o all’alveo e sono destinati ad esserlo in modo permanente per la loro utilizzazione”. Tutti gli altri beni sono mobili.

Sulla base dei criteri emersi in ambito dottrinale e giurisprudenziale in ordine alla distinzione tra beni mobili e immobili ai sensi dell’art. 812 c.c., è sembrato corretto al Consiglio Nazionale del notariato (CNN) classificare le centrali fotovoltaiche (impianti di grandi dimensioni e di potenza complessivamente superiori ai 20 kW) nella categoria dei beni immobili in quanto l’eventuale precarietà dell’elemento materiale dell’ancoraggio al suolo è compensata da considerazioni attinenti al profilo funzionale.
La messa in opera di un impianto di apprezzabili dimensioni, ivi compresa l’integrazione tra i diversi elementi e il loro allacciamento alla rete elettrica nazionale, lascia, infatti, presupporre un collegamento con il luogo in cui lo stesso è impiantato funzionale ad una duratura utilizzazione del bene in quel determinato posto.

In pratica le centrali fotovoltaiche possono essere classificate come beni mobili dal momento che per funzionare non possono prescindere dal collegamento col territorio.
Forse però si dimentica che quasi tutti i contratti di forniture, di locazione o comodato dei suoli, di manutenzione degli impianti, hanno quasi sempre una durata di vent'anni.
Dopo di che si è sempre auspicato il ripristino dei luoghi e del territorio in quanto tale.

Sotto l'aspetto fiscale, invece, il CNN ha inteso interpretare questa tipologia impiantistica come assimilata agli impianti di interesse pubblico, e pertanto non assoggettata al pagamento dell'ICI e quindi esente da tale imposta.

L’Agenzia del Territorio, infatti, con la risoluzione n. 3/2008 del 6 novembre 2008, nell’affrontare la
classificazione e determinazione della rendita catastale delle centrali elettriche a pannelli fotovoltaici (in modo specifico agli impianti fotovoltaici di grande potenza, i cosiddetti parchi fotovoltaici realizzati allo scopo di produrre energia da immettere e vendere alla rete elettrica nazionale, aveva ritenuto poter fare riferimento per analogia alla prassi (consolidata e suffragata anche dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione) in merito alle turbine delle centrali elettriche, facendo pertanto rientrare anche questi impianti nella categoria D/1 – Opifici.

Contrariamente, non avrebbero autonoma rilevanza catastale, e costituirebbero semplici pertinenze delle unità immobiliari, le porzioni di fabbricato ospitanti impianti di produzione di energia aventi modesta potenza e destinati prevalentemente ai consumi domestici.

Diversamente si era pronunciata, invece, l’Agenzia delle Entrate, secondo la quale un “impianto fotovoltaico situato su un terreno non costituisce impianto infisso al suolo in quanto normalmente i moduli che lo compongono (i pannelli fotovoltaici) possono essere agevolmente rimossi e posizionati in un altro luogo, mantenendo inalterata la loro originaria funzionalità”.
Inoltre, nella successiva circolare 46/E del 19 luglio 2007, è stato specificato che “ciò vale anche per i beni
“stabilmente” e “definitivamente” incorporati al suolo, purché gli stessi possano essere rimossi e utilizzati per le medesime finalità senza “antieconomici” interventi di adattamento.
Resta inteso che in taluni casi particolari la qualificazione dei beni quali impianti/macchinari “diversi da quelli
infissi al suolo” potrà essere valutata, in concreto e sulla base di valutazioni oggettive, secondo criteri diversi da quelli menzionati che, con diretto riferimento alla specifica fattispecie, possano risultare maggiormente significativi”.

Quindi con lo studio 35-2011/T, il CNN è tornato sul trattamento fiscale degli impianti fotovoltaici, e stante gli alternanti pareri discordanti sulla natura di tali impianti, ha ritenuto considerare il distinguo tra i piccoli impianti destinati prevalentemente ai consumi domestici, attribuendo ai lastrici solari (sede prevalente di questi interventi di piccole dimensioni) la stessa natura dell’edificio cui appartengono - respingendo così la teoria dell’assimilabilità alle aree urbane -  e dichiarare la loro astensione dal pagamento dell'ICI.

Arch. Lorenzo Margiotta
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