Il vicepresidente dell'Ance con delega alle opere pubbliche, Edoardo Bianchi, ha espresso un vero allarme dichiarando che il nuovo Codice per gli appalti pubblici rischia di bloccare la ripresa del Paese

Per Bianchi la situazione edilizia potrebbe addirittura peggiorare ulteriormente entro la fine dell'anno.

Paradossalmente, infatti, il nuovo codice degli appalti sta provocando un forte rallentamento nelle opere pubbliche, quasi sempre imputabile alle stazioni appaltanti.
Nonostante sia ormai riconosciuto da tutti che per far ripartire il Pil è essenziale far ripartire gli appalti pubblici, e nonostante ci sia nel nuovo codice una semplificazione delle procedure (specialmente per le gare fino a 1 milione di euro, che secondo Bianchi sono l'84% dei bandi di gara pubblici), pur tuttavia si registra nella realtà un palese blocco dei bandi di gara.

"In questo caso non capiamo perché non si facciano le gare - dice Edoardo Bianchi. Il problema è gestionale e politico e può essere risolto solo attraverso la Conferenza Stato Regioni".

L'introduzione del nuovo codice ha creato un'infinità di incertezze, sia nelle piccole che nelle grandi stazioni appaltanti, con solo qualche segnale positivo, ma minimo.
E sebbene l'Ance avesse proiettato per il 2016 una crescita dei lavori pubblici del 6%, questa attuale fase transitoria dell'applicazione della nuova normativa si sta dimostrando troppo lunga e con esiti poco operativi.

Edoardo Bianchi, infatti, è convinto della necessità di modificare anche i criteri di qualificazione delle imprese perché "il Codice di fatto privilegia le imprese finanziarizzate invece dell'aspetto esecutivo. Non si premia chi sa fare ma solo chi ha i capitali".

Arch. Lorenzo Margiotta

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