Il Ministro Renato Brunetta ha presentato, in conferenza stampa, il CAD (Codice dell'Amministrazione Digitale) degli uffici amministrativi: un nuovo strumento che stabilisce l'obbligo di digitalizzazione per le amministrazioni e l'esigibilità di nuovi diritti per i cittadini.

Il glifo digitale chi era costuiTra i nodi centrali delle novità c'è il "glifo", un certificato elettronico che funzionerà da timbro digitale e consentirà a cittadini ed imprese di stamparsi da sé certificati e documentazione con valore legale.

I cittadini e le imprese hanno diritto di usare le tecnologie informatiche per tutti i rapporti con qualsiasi amministrazione pubblica.
Non sarà più possibile quindi per un’amministrazione o per un gestore di pubblico servizio obbligare i cittadini a recarsi agli sportelli per presentare documenti cartacei, per firmare fisicamente domande o istanze, per fornire chiarimenti: per tutto questo deve essere sempre e dovunque disponibile un canale digitale sicuro (nella maggior parte dei casi costituito dalla PEC – Posta Elettronica Certificata), certificato e con piena validità giuridica che permetta di dialogare con la PA dal proprio computer.

In dettaglio ci sono nuovi strumenti che aiutano anche le amministrazioni, i professionisti e i cittadini a lavorare meglio e a spendere meno:

- I pagamenti elettronici
(art.5)
Consentire i pagamenti dei cittadini alle amministrazioni con le tecnologie digitali (ad es.le carte di credito).

- Le comunicazioni tra imprese e amministrazioni
(art.5 bis)
Il digitale diventa la regola nei rapporti tra imprese ed amministrazioni e il cartaceo l’eccezione. La presentazione di istanze, dichiarazioni, dati e lo scambio di informazioni e documenti, anche a fini statistici, tra le imprese e le amministrazioni pubbliche avviene esclusivamente utilizzando le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Con le medesime modalità le amministrazioni pubbliche adottano e comunicano atti e
provvedimenti amministrativi nei confronti delle imprese.

- La PEC: canale di comunicazione e semplice strumento di identificazione
(articoli 6 e 65)
La PEC (Posta Elettronica Certificata) diventa, per tutte le imprese e i professionisti,che per legge devono esserne dotati e per i cittadini che lo desiderano il mezzo più veloce, sicuro e valido per comunicare con le amministrazioni pubbliche. Da lì passano comunicazioni, atti e provvedimenti, ma anche istanze e dichiarazioni che un cittadino può trasmettere usando la propria casella PEC anche come strumento di identificazione che può evitare, nella maggior parte dei casi, l’uso della firma digitale.

- Il Glifo: validità dei documenti indipendente dal supporto
(articoli 20-23 quater)
Sono state descritte dettagliatamente le condizioni validità dei documenti informatici, dei passaggi da analogico a digitale e viceversa, introducendo tra l’altro un semplice sistema di contrassegno generato elettronicamente e stampato direttamente dal cittadino dal proprio computer, per sancire la conformità dei documenti cartacei a quelli digitali (c.d. glifo).
La dematerializzazione, come sappiamo, riguarda sia la produzione direttamente digitale degli atti, sia la digitalizzazione di quelli che erano stati prodotti in forma analogica (su carta), per entrambi i procedimenti mancavano certezze di validità che ora il nuovo CAD detta, lascando poi ad un successivo documento l’effettiva implementazione delle norme tecniche.

- Conservazione digitale dei documenti: meno carta, senza perdere né sicurezza né storia
(articoli 43-44 bis)
In centinaia di chilometri di archivi giace l’immenso patrimonio informativo della PA: sino ad ora per digitalizzare un documento senza conservarne l’originale cartaceo era necessaria una certificazione uno ad uno. Ora un responsabile della conservazione può certificare il processo di digitalizzazione e di conservazione.
E’ ovviamente fatta salva l’integrità cartacea di particolati documenti dotati di valore storico, culturale o artistico che potranno essere meglio conservati, anche perché non annegati tra milioni di faldoni.

- La sfida degli "open data"
(articoli 52 e 68)
Il nuovo CAD mette in primo piano la responsabilità della amministrazioni nell’aggiornare, divulgare e permettere la valorizzazione dei dati pubblici secondo i principi del cosiddetto “open government”. In particolare le pubbliche amministrazioni, al fine di valorizzare e rendere fruibili i dati pubblici di cui sono titolari, promuovono progetti di elaborazione e di diffusione degli stessi anche attraverso l’uso di strumenti di finanza di progetto, assicurando la gratuità dell’accesso e la pubblicazione dei dati in formato aperto in modo che possano essere rielaborabili da terzi.

- I servizi online
(articoli 54 e 63-65)
Le amministrazioni pubbliche sono tenute a dar conto dei servizi online che hanno messo a disposizione di cittadini ed imprese sia sul proprio sito istituzionale, sia dandone notizia al Dipartimento della Funzione Pubblica.
Le pubbliche amministrazioni e i gestori di servizi pubblici progettano e realizzano i servizi in rete mirando alla migliore soddisfazione delle esigenze degli utenti, in particolare garantendo la completezza del procedimento, la certificazione dell'esito e l'accertamento del grado di soddisfazione dell'utente.

- Dare voce ai cittadini anche su Internet
(art.54 e 63)
Accrescono le occasioni dei cittadini di esprimere giudizi sulla soddisfazione nella fruizione dei servizi. Anche per i servizi online vale lo stesso principio: le amministrazioni sono tenute ad adottare strumenti idonei alla rilevazione immediata, continua e sicura del giudizio degli utenti.

- Moduli e formulari sempre disponibili
(art.57)
Le pubbliche amministrazioni devono provvedere a definire e a rendere disponibili per via telematica l'elenco della
documentazione richiesta per i singoli procedimenti, i moduli e i formulari validi ad ogni effetto di legge, anche ai fini delle dichiarazioni sostitutive di certificazione e delle dichiarazioni sostitutive di notorietà. Le pubbliche amministrazioni non possono richiedere l’uso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati; in caso di omessa pubblicazione, i relativi procedimenti possono essere avviati anche in assenza dei suddetti moduli o formulari.

- Far viaggiare le informazioni e non le persone e non chiedere ai cittadini quello che le amministrazioni sanno già
(art. 58)
E’ una delle richieste più pressanti di cittadini ed imprese: che la PA non richieda loro dati che già possiede. Il CAD rende possibile lasciare in pace i cittadini prevedendo l’obbligo per le amministrazioni tenutarie di banche dati di predisporre apposite convenzioni aperte alla adesione di tutte le amministrazioni e volte a disciplinare le
modalità di accesso ai dati senza oneri a loro carico.

- Il patrimonio informativo delle amministrazioni e le basi di dati di interesse nazionale
(art.60)
Con il nuovo CAD si favorisce l'allineamento delle informazioni e l'accesso alle medesime da parte delle pubbliche amministrazioni interessate :
. banca dati nazionale dei contratti pubblici di cui all’articolo;
. casellario giudiziale;
. registro delle imprese;

In questo ambito particolare importanza riveste la banca dati dei contratti pubblici, sia per la ricchezza di informazioni che può dare sulla spesa pubblica, sia al fine del rispetto della legalità e del corretto agire della pubblica amministrazione e della prevenzione di fenomeni di corruzione.
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