Chiude il Saie a Bologna con un'ottima presentazione di prospettive in edilizia: efficienza e risparmio energetico, sicurezza, qualità ambientale e comfort abitativo.
La grande esposizione è stata visitata da 10.000 professionisti in 4 giorni, ma quanti di loro hanno compreso cosa sta accadendo?

C'è tantissima formazione e informazione, soprattutto tecnica, siamo subissati da tante novità delle aziende leader dell’industria edilizia, ma si parla a bassa voce di un'altra rivoluzione sotterranea: i professionisti devono adeguarsi ad una nuova cultura del lavoro.

La professione tecnica è cambiata, ma sono ancora pochi che si adeguano. I costruttori apprezzano gli ultimissimi nuovi prodotti, ma non li inseriscono nei loro budget. Dicono che le disponibilità del momento sono scarse, ma in realtà sono duri a cambiare le vecchie metodologie di lavoro.

E i tecnici cosa fanno? Battono il chiodo.

In Italia si deve sempre più parlare di ristrutturazione degli edifici esistenti, con vero obiettivo di riqualificazione in chiave di sostenibilità, si deve inevitabilmente affrontare la vasta tematica derivante da un'impiantistica sempre più specializzata, ma sono ancora poche le realizzazioni che affrontano, come 'routine', il nuovo modo di operare.

E' ormai indispensabile un cambiamento radicale nel mondo delle costruzioni. Si fanno mostre, fiere ed esposizioni, ma i nostri politici (oltre che a rinfacciarsi vicendevolmente colpe e responsabilità) non riescono mai a proporre ed attuare strumenti adeguati di politica industriale per il principale settore trainante dell'economia nazionale.

E i professionisti stanno a guardare!
Continuano, anche per colpa della crisi, a provvedere al proprio 'orticello' e non si accorgono che in questo modo stanno abdicando alla loro vera 'missione': riprendere il dibattito-scontro sulla tecnica professionale, cavalcare la ricerca e le nuove esperienze esecutive, riappropriarsi di una vera architettura per l'uomo (e non per l'immagine personale), puntare ad una riurbanizzazione senza consumo di suolo, essere pronti a collaborazioni sinergiche per ridare futuro all'ambiente che lasceremo ai posteri.

Arch. Ivano Sempieri

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