Continua il forte impegno di Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), al fine di preservare l'unione monetaria, fare uscire l'Europa dalla crisi, favorire definitivamente la crescita.
L'obiettivo principale resta quello di sempre: mettere le banche nella condizione di trasmettere più facilmente la liquidità iniettata dalla BCE direttamente nell’economia reale, facendo ripartire l’inflazione.

Con l'ultimissima manovra di ieri, a sorpresa, la Banca Centrale ha tagliato i tassi di interesse al minimo storico.
Azione estremamente necessaria visto che attraversiamo una situazione complessa, con l’inflazione tenuta bassa dai prezzi petroliferi e la crescita che non parte seriamente per ragioni strutturali.

Cosicchè Draghi ha deciso di far scendere il tasso di riferimento a zero (era lo 0,05%), di tagliare il tasso di interesse sui depositi delle banche presso la BCE, facendolo scendere in territorio negativo sino a meno 0,40 per cento (per scoraggiare le banche dal mantenere denaro al proprio interno invece di concedere prestiti a imprese e famiglie), e far continuare a scendere quello che una banca privata deve pagare se vuole prendere a prestito del denaro dalla BCE (da 0,30 a 0,25%).

Con questa manovra Mario Draghi ha sorpreso i mercati aggiungendo altre misure espansive, dal forte impatto, per far fronte a stime di inflazione riviste nettamente al ribasso e a una crescita più debole del previsto.
In pratica un maxi-piano di stimolo aggressivo su più fronti, tra i quali il più rilevante è stato l'aumento del piano acquisti mensili di titoli di Stato da 60 a 80 miliardi, a partire da aprile con durata fino a marzo 2017.

Mara Zenoli

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