Il Governo ha approvato il decreto legge di riforma delle province italiane, che saranno ridotte a 51, ma non si sa quando.

Il Territorio in Italia aprovate le nuove ProvinceSono state interessate tutte le regioni italiane, tranne quelle a statuto speciale -il cui riordino è stato rimandato di alcuni mesi- che ne contano ora ben 24.
La questione di un riordino, di un accorpamento o addirittura di una cancellazione totale delle province si era acceso nel dibattito politico italiano già da diversi anni.

Ora il governo Monti, nell'operare un riordino delle istituzioni sul territorio e una riorganizzazione degli uffici amministrativi per migliorare l’efficienza della macchina amministrativa e contenerne i costi, ha emesso il Decreto-Legge n. 188 "Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane", pubblicato in in G.U. n. 259/2012.

La nuova mappa

Il Governo ha pubblicato anche una mappa delle nuove suddivisioni territoriali italiane.
L'obiettivo è quello di creare un nuovo sistema di governance mirato ad ottimizzare costi e servizi nel territorio.
Ma i tempi non saranno rapidi: il primo gennaio 2013 saranno aboliti i consigli provinciali, mentre a fine 2013 dovrebbero tenersi le nuove elezioni dei rappresentanti nelle nuove province.

Questa però è solamente una fase di prima transizione: quindi gli effetti si potranno forse vedere solo dopo due-tre anni.
Infatti già nel luglio scorso, il Consiglio dei ministri aveva approvato una tempistica indicativa delle modifiche, prevedendo che le nuove province (insieme alle “città metropolitane”) sarebbero entrate in vigore il primo gennaio 2014, ma forse i termini slitteranno.

Il contenimento della spesa

Il Governo ha evidenziato che la riforma delle Province mira a ridurne il numero e snellire gli apparati che le governano eliminando le giunte e precisandone i compiti.
Il processo avviato dall’esecutivo prevede, infatti, di dimezzare le attuali Province, oltre alle dieci città metropolitane, con evidenti economie di scala, specialmente se saranno eliminati più di 600 assessorati.

Ma siamo sicuri che si raggiungerà questo obiettivo?  
Ieri, con i lavori della Commissione Affari Costituzionali al Senato della Repubblica, si è ricominciato a discutere sul riordino delle province.
Dopo le critiche di vari parlamentari e di qualche manifestazione di piazza, in Senato si deciderà sulla sopravvivenza delle giunte provinciali e dei consiglieri delegati.

Il ministro Patroni Griffi si è detto ottimista, ma c’è sempre da superare la resistenza di alcuni parlamentari che, oltre a non votare la fiducia al Governo, potranno sempre ricorrere agli eventuali giudici dei Tribunali amministrativi locali, con inevitabile allungamento dei tempi e quindi ritardo nel risparmio della spesa pubblica.

Arch. Maria Renova
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