Il tanto atteso Decreto Crescita (o Decreto Sviluppo come dir si voglia) “Misure urgenti per la crescita del Paese”, emanato dal Governo Monti è già in vigore dal 26 giugno scorso, ha inserito all'art.12 una serie di misure inglobate nel denominato "Piano nazionale per le Città".

Il Piano nazionale per le cittaL'obiettivo dichiarato è la riqualificazione e la valorizzazione di aree urbane - con particolare riferimento a quelle degradate - utilizzando fondi ministeriali per 230 milioni di euro e fondi attivabili per complessivi 2 miliardi, e in pratica si otterrà anche l'obiettivo di sistemare le iniziative già definite relative al Piano Casa e al rinnovamento dell’edilizia scolastica.

Il Piano nazionale dovrà quindi interessarsi dello sviluppo delle città come un vero motore per il settore edile. Il Governo, infatti, con una sua nota aveva già esplicitato (prima dell'approvazione definitiva) che l'intento era quello di coordinare una serie di interventi nelle aree urbane relativi a nuove infrastrutture, alla riqualificazione urbana, alla costruzione di parcheggi, alloggi e scuole, grazie al reperimento di risorse pubbliche disponibili.

I vari interventi, quindi, saranno gestiti da una "cabina di regia" che - istituita presso il Ministero delle Infrastrutture - si occuperà di ricevere e selezionare le proposte dei comuni, definire gli investimenti attivabili, proporre al Ministero la destinazione delle risorse e promuovere la sottoscrizione dei cosiddetti Contratti di valorizzazione urbana.

Ma l'INU, l'Istituto Nazionale di Urbanistica, ha già evidenziato alcune "perplessità" del denominato Piano Città.

E' sicuramente positivo che, secondo quanto riportato in Gazzetta ufficiale, per l'attuazione degli interventi 2012-2017 sarà istituito un "Fondo per l'attuazione del Piano nazionale per le città" di 224 milioni di euro, ma secondo l'Inu si tratta di una "modesta entità delle risorse economiche effettivamente messe a disposizione".

Inoltre, "oltre alle scarse risorse pubbliche in gioco, (sempre per l'INU) non sembra abbastanza verosimile (e dunque credibile) come “Piano nazionale per le Città”, un insieme di interventi che appare più una miscellanea di oggetti che possono fruire di (pochi) finanziamenti pubblici, piuttosto che un pacchetto integrato di azioni efficaci per la riqualificazione urbana".

Eleonora Tamari
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