Progettazione di un nuovo piano territoriale regionale. Obiettivi: semplificazione, minor consumo del suolo e sintonia con le strategie di tutela ambientale.

Il Piano Territoriale regionaleLa lunga marcia verso il nuovo Ptr della Liguria, il Piano territoriale regionale che sostituirà sei piani esistenti di ambito minore, è cominciata nel 2011 e finirà solo a dicembre del 2012 con l'adozione da parte del Consiglio Regionale. L'obiettivo è un piano regionale unico che rinnoverà molto la pianificazione urbanistica e territoriale in direzione di una maggiore semplificazione e di un drastico snellimento. L'obiettivo però è limitare al massimo nuove occupazioni e impermeabilizzazioni del suolo, privilegiare le ristrutturazioni e il riuso dell'esistente, del già costruito.

Il nuovo Ptr nasce in sintonia con gli impegni e i principi  sottoscritti a gennaio nel Tavolo interregionale per lo sviluppo territoriale sostenibile della macro-area Padano-Alpino-Marittima da Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna e le Province Autonome di Trento e Bolzano.
"Nel protocollo di intesa firmato a Bologna il 23 gennaio - spiega il Vicepresidente della Regione e assessore all'urbanistica Marylin Fusco - tutti gli assessori delle regioni firmatarie hanno trovato un accordo sugli obiettivi che deve avere la pianificazione territoriale: minor consumo di suolo, più rispetto per l'ambiente, più incentivi per le progettazioni infrastrutturali che rappresentano il nodo da sciogliere per migliorare i collegamenti dell'italia con l'europa. La stessa Vas (valutazione ambientale strategica) si andrà a integrare con questo piano per completare gli strumenti necessari per lo sviluppo sostenibile del territorio ligure".

Il lavoro preparatorio è durato mesi e la collaborazione con le province è stata proficua. "Oggi si conclude la fase di partecipazione con province e comuni - ha detto Marylin Fusco - dopo le conferenze unificate di ottobre e novembre. Abbiamo approvato il documento preliminare in giunta a dicembre e avviato gli incontri (l'ultimo recentissimo) per completare il lavoro con i contributi delle province. Il risultato è molto soddisfacente e, lo dico con un pizzico di orgoglio, in un contesto in cui c'è ancora incertezza sul futuro delle province devo ringraziare tutti gli assessori che hanno dato un contributo fattivo e hanno migliorato il piano".

Un percorso conoscitivo, non solo di compromessi tra gli obiettivi generali del piano e le esigenze del territorio: grazie a un confronto serrato sono state prese in esame le esigenze più attuali, come il recupero delle aree degradate, delle aree agricole abbandonate o la rivalutazione dei percorsi storici come l'aurelia. Ci sono urgenze che si possono definire drammatiche, come l'abbandono delle serre a causa del fallimento di molte imprese: il 40% delle imprese floricole in tutta la Regione (ma in particolare nel ponente) hanno cessato l'attività e si pone un grande problema di riuso dei terreni (che dovrebbero essere destinati all'agricoltura), in primo luogo per evitare indebite speculazioni.

Fra gli obiettivi del piano anche l’uso produttivo del bosco nel rispetto  della riqualificazione urbana. A cominciare dalle aree più difficili del territorio ligure, le cosiddette aree agricole “periurbane” alla periferia delle città, dove spesso l’agricoltura è praticata su terreni di risulta investiti dal decentramento metropolitano, con una conflittualità nella gestione degli spazi e scarsi strumenti di pianificazione.

Fra i progetti  di scala regionale  legati alla promozione turistica e dell’immagine del territorio, la valorizzazione della via Aurelia, la creazione di un percorso ciclo-pedonale lungo tutto l'arco costiero, la promozione di un percorso che valorizzi ambientali, culturali e agroalimentari  le eccellenze dell'entroterra.  Previsto anche il possibile utilizzo dell’autostrada che corre lungo tutto l’arco ligure come piattaforma per la produzione di energia elettrica da fotovoltaico.
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