"Un sogno realizzato e uno spazio per l’innovazione e l’invenzione": così Ron Dennis, Chairman di TAG McLaren Group, ha salutato la nascita del McLaren Technology Center, il nuovo quartier generale del Gruppo che presiede e che riunisce sotto un unico tetto le diverse società che lo compongono (specializzato in ricerche e realizzazioni di altissima ingegneria e internazionalmente noto soprattutto per i successi in Formula Uno).

Estendendosi su un’area di 50 ettari a sud di Londra, l’edificio doveva essere un luogo di lavoro in grado di assicurare altissimi standard di qualità della vita alle 850 persone che vi lavorano e – al contempo – uno spazio di straordinaria flessibilità, capace di supportare un’inconsueta complessità e varietà di funzioni: dalla produzione di autoveicoli ai servizi di marketing, dalla pura ricerca ai laboratori di ingegnerizzazione, dalle attività amministrative a quelle legate alla formazione di alto livello del personale interno.

Per dare una risposta efficace a queste aspettative, McLaren ha affidato a Norman Foster il compito di disegnare quello che è già stato definito “il modello dell’architettura per il lavoro del nuovo millennio”.

Per trasformare il progetto di Foster in un risultato di assoluta eccellenza, la committenza ha inoltre coinvolto il meglio della tecnologia internazionale, costituendo un ristretto numero di aziende partner fortemente partecipi dello sviluppo del progetto fin dalla sua definizione teorica.

Prestando un’attenzione strategica al fattore luce, architetto e committente hanno scelto Targetti come fornitore unico per l’illuminazione di tutto l’edificio e delle aree circostanti.

E i risultati dell’illuminazione studiata da Targetti hanno una dimensione davvero poetica e sorprendente fin dall’esterno dove, in particolare di notte, è palpabile l’impronta scenografica che una regia luminosa particolarmente suggestiva ha saputo conferire al complesso: dalla via di accesso, che si snoda come un percorso di luci puntiformi adagiate sulla collina, una scia di luce conduce al bacino idrico che lambisce l’edificio dove, grazie a proiettori subacquei disposti lungo il perimetro dell’elegante facciata in vetro, l’acqua viene riflessa sul tetto in aggetto dell’edificio che diventa esso stesso lago mentre l’enorme vetrata, filtrando la luce dell’edificio interno, diventa ancor più trasparente e i proiettori incassati nel pavimento del piano terra accendono di luce tutte le superfici sovrastanti.

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