Trento ha un altro centro di diffusione della cultura scientifica di ultima concezione: il MUSE - Museo delle Scienze.
Il progetto architettonico, che ha visto la firma del noto architetto Renzo Piano, si contraddistingue per un raffinato, avveniristico profilo, omaggio alle vette delle montagne circostanti.

Il MUSE di TrentoConsegnata alla collettività, ora il museo verrà allestito in vista dell'apertura, prevista per l'estate 2013.
Il MUSE ricorda il profilo di una montagna. Le forme dell’edificio si ispirano infatti all’orografia circostante e nelle geometrie che creano riflettono con coerenza i contenuti di un percorso scientifco-culturale caratteristico.

All’interno, una vasta piazza coperta accoglie il visitatore e suddivide la zona pubblica dell’edificio dall’area riservata al personale. Gli spazi di lavoro includono uffici, laboratori di ricerca, officine, magazzini per collezioni e mostre, archivi della biblioteca e spazi tecnici. Nell’area pubblica si trovano le sale espositive, l’area bambini, la sala conferenze, i laboratori, le aule didattiche, una serra tropicale, la biblioteca ed un bar. La superficie complessiva dell’edificio misura circa 12.000 mq.

Il progetto architettonico è stato concepito con particolare riguardo agli aspetti ambientali e al risparmio energetico. Per questo motivo il sistema degli impianti per il funzionamento dell’edificio è centralizzato, meccanizzato e sfrutta diverse fonti di energia rinnovabile (in particolare quella solare, con l'uso di celle fotovoltaiche e pannelli solari, e la geotermica, con lo sfruttamento di sonde a scambio termico).

L’edificio è complesso e altamente innovativo.
Il sistema energetico, infatti, è accompagnato da un’attenta ricerca progettuale sulle stratigrafie, sullo spessore e la tipologia dei coibenti, sui serramenti ed i sistemi di ombreggiatura, al fine di innalzare il più possibile le prestazioni energetiche dell’edificio.
L’illuminazione e la ventilazione naturale, in alcuni spazi, permettono la riduzione dei consumi e la realizzazione di ambienti più confortevoli.
Il sistema impiantistico fa inoltre uso di accorgimenti che aumentano le forme di risparmio energetico, quali ad esempio la cisterna per il recupero delle acque meteoriche, che permette una riduzione del 50% dell’utilizzo di acqua. L’acqua raccolta nella vasca viene utilizzata per l’irrigazione della serra e per alimentare gli acquari e lo specchio d’acqua che circonda l’edificio.

Ma anche in questa occasione non sono mancate le perplessità.
Alcuni, infatti, hanno criticato il costo eccessivo (la costruzione è costata circa 70 milioni di euro) e numerose polemiche sono sorte anche per i suoi futuri costi di gestione, che si aggireranno intorno ai 6 milioni annui, nonché altri 4 milioni di arredo.

In merito poi all'edificio qualche critica è stata espressa anche in merito ai materiali ("la superficie, in vetro, acciaio e legno non è proprio microscopica") e alle dimensioni: oltre 20mila metri quadrati totali, snodandosi su una lunghezza massima di 130 metri ed una larghezza di 35 metri suddivisi in 5 piani di cui 2 interrati.

Ma non va dimenticato che il MUSE sorge a ovest del centro storico cittadino, lungo la sponda sinistra del fiume Adige.
E' collocato in una importante area ex industriale della città di Trento (la ex Michelin), che si stà trasformando in un quartiere commerciale e residenziale nel cuore di un grande parco urbano, ed il MUSE ne è il nucleo culturale, tanto da far dire al sindaco di Trento che potrà diventare a breve un'altro simbolo cittadino.

Molto soddisfatto, inoltre, il progettista.
"Non è una scatola" ha detto infatti Renzo Piano "perchè questo Museo metterà in scena la complessoità della vita e lo stesso edificio è un exihibit, cioè un contenuto del museo che vuole raccontare la fraglilità della Terra, perciò è stato pensato come contenitore eco-sostenibile".

E ancora, quasi emozionato, durante la cerimonia di consegna: "Vorrei farvi notare l'allegria di questo spazio. Qui ci abbiamo messo 10 anni di lavoro e da un punto di vista emotivo questo è il classico momento in cui il museo non è più tuo, lo consegni alla collettività per la quale è stato pensato come luogo della conoscenza".

Arch. Lorenzo Margiotta
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