Il Labirinto elettrico di Arata IsozakiIn mostra al Castello di Rivoli (To), fino al 24 agosto, la storica "Electric Labyrinth".

Il 30 maggio del 1968, durante la conferenza stampa per l'inaugurazione della XIV Triennale di Milano, diverse centinaia di artisti, intellettuali e professori di architettura dell'Università di Milano presero d'assalto l'area della Triennale e la occuparono per i dieci giorni successivi.

Al termine dell'occupazione, questa storica mostra dell'architettura di avanguardia degli anni Sessanta era quasi completamente distrutta: le sale di Archigram, Saul Bass, Georges Candilis, Aldo Van Eyck, Arata Isozaki, Gyorgy Kepes, George Nelson, Peter e Alison Smithson e Shad Woods erano state trasformate in rovine.

La XIV Triennale mostrava un notevole interesse per il movimento di protesta che proprio allora stava prendendo corpo in Italia come altrove”.

Malgrado questo, la mostra , progettata da Giancarlo De Carlo assieme a Marco Zanuso, Albe Steiner e Alberto Rosselli venne completamente distrutta.

L'installazione di Arata Isozaki, certamente uno dei lavori più importanti della Triennale è stata ricostruita grazie al supporto di Castello di Rivoli e presentata per la prima volta in occasione della mostra Iconclash.

Isozaki descrive il suo progetto per la Triennale con le seguenti parole: "Non ho potuto seguire l'inaugurazione a causa dell'occupazione dell'edificio da parte del movimento di protesta. All'epoca, movimenti di quel tipo, diretti contro l'establishment erano in pieno fermento anche in Giappone.

Dal momento che simpatizzavo con queste proteste, avevo tentato di rifletterne i sentimenti nella mia opera. Mi era stato messo a disposizione un certo spazio per creare un ambiente, e avevo richiesto la collaborazione di alcuni artisti ed amici. Uno di loro era Koe Siyura - uno dei più importanti grafici giapponesi. Un altro era un fotografo, Shomei Tomatzu.

La mia idea consisteva nella creazione di dodici grandi pannelli curvi sulla cui superficie in alluminio erano serigrafate diverse immagini.

Quasi tutte avevano a che fare con la tragedia della guerra o la crisi della società.

Allo stesso tempo, c'erano anche sezioni di parete, su cui avevo creato una specie di collage sulle rovine di Hiroshima e sulla megastruttura che sarebbero poi divenute in seguito.

Avevo previsto la proiezione di numerose immagini della città del futuro sulle pareti. Cercavamo di mostrare in che modo la città del futuro avrebbe continuato a cadere in rovina. Questa serie di immagini veniva proiettata sui pannelli in movimento, e il loro movimento era accompagnato dagli effetti sonori creati da Toshi Ichiyanagi.

Ho chiamato l’installazione "Labirinto Elettrico".
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