Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 20 febbraio il disegno di legge per il mercato e la concorrenza con l’obiettivo di stimolare la crescita economica frenata dalla scarsa concorrenza nel settore dei servizi.
Tra le norme è stata inserita quella che permette alle Società di Ingegneria di assumere commesse da privati.

Immediatamente la Rete delle Professioni Tecniche ha diramato una Nota sulla bozza di Disegno di legge, con particolare riferimento alle disposizioni per la regolazione delle attività professionali in forma associata.
La Nota prende spunto dall’interpretazione dell’art. 24, comma 1, della legge 7 agosto 1997 ed esprime forti dubbi sulla legittimità di questa interpretazione che avrebbe come scopo ultimo quello di riproporre una sanatoria per le società di ingegneria, reiterata a più riprese nello scorso anno e regolarmente denunciata dai professionisti tecnici.

L’obiettivo dichiarato del ddl sulla concorrenza, com’è noto, è quello di eliminare il divieto per le società di ingegneria di assumere commesse da privati, derivante dalle leggi razziali del 1939. La Nota della RPT, tuttavia, fa notare come tale divieto sia stato già eliminato con la legge del ’97 e che il vero obiettivo sia quello di far passare la retroattività della norma. In questo modo le società di ingegneria che, in violazione della legge, in passato hanno assunto commesse dai privati, vedrebbero sanata la loro posizione.

Il documento della Rete illustra come la legittimità della retroattiva della legge risulti assai dubbia.

"Questo provvedimento – afferma Armando Zambrano, Coordinatore della RPT – non ha lo scopo di eliminare il divieto derivante dalle leggi razziali del ’39 che impedirebbe alle società di ingegneria di operare nel settore privato. Abbiamo dimostrato più volte che tale divieto non può derivare dalla legge del ’39, peraltro già definitivamente abrogata nel 2011. Esso deriva, invece, dalla necessità di garantire concorrenza e parità di trattamento tra le società di ingegneria e le società tra professionisti. Aprire alle prime il mercato del settore privato significherebbe spazzare via definitivamente le STP".

La Rete delle Professioni Tecniche, infatti, da tempo fa notare come le società tra professionisti siano chiamate a rispettare vincoli e adempimenti dai quali le società di ingegneria sono esentate. In particolare: l’obbligo dell’assicurazione professionale; l’obbligo dell’aggiornamento continuo per i propri soci; l’obbligo del preventivo; l’esercizio in via esclusiva dell’attività professionale da parte dei soci; l’affidamento dell’esecuzione dell’incarico professionale conferito alla società solo ai soci in possesso dei requisiti per l’esercizio della prestazione professionale richiesta; il controllo disciplinare da parte di Consigli di disciplina terzi.

Di fronte a questa disparità di trattamento l’apertura del mercato dei privati alle società di ingegneria segnerebbe la fine delle STP.
Fonte: Fondazione ArchIng.

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