Il CNR fa il punto sulle bonifiche dall amiantoA dieci anni dalla Legge 257/92 che ha eliminato l’amianto dai cicli produttivi, equiparandolo di fatto ad un rifiuto, un convegno del CNR ha fatto il punto sulla situazione in Italia.

L’Industria e l’amianto: i nuovi materiali e le nuove tecnologie a dieci anni dalla Legge 257/1992 è il titolo dell’incontro che si è tenuto a Roma dal 26 al 28 novembre e a cui il Ministero della Salute dedica ampio spazio sul proprio sito web.

Al centro del dibattito sono stati i materiali sostitutivi, le bonifiche, i trattamenti di inertizzazione e le principali esperienze istituzionali svolte in questi dieci anni.

Materiali sostitutivi
Per quanto riguarda la possibilità di sostituire l’amianto con altri materiali è stato messo in luce la possibile pericolosità di alcuni materiali sostitutivi fibrosi più diffusi, quali la lana di vetro, la lana di roccia e i ceramici refrattari. Si tratta di minerali che sono sotto l’attenzione dell’Unione Europea e dell’Italia dal momento che non si è ancora in grado di valutare il loro grado di pericolosità.
"In questo campo la ricerca è attualmente in corso – spiega la Professoressa Anna Marabini, coordinatrice della Commissione Amianto del CNR – molte ditte decantano le doti dei vari materiali sostitutivi, ma bisogna ancora studiare molto e cercare di creare materiali completamente nuovi, di natura mista e guardarsi bene dall’utilizzo dei materiali che vengono abitualmente usati come sostitutivi."
Un altro importante risultato del convegno è stato infatti quello di mettere in evidenza la necessità, dato lo stadio iniziale delle ricerche sui materiali sostitutivi, di fissare un altro incontro di aggiornamento sullo stadio delle ricerche tra un anno o due.

Bonifiche
Sul tema delle bonifiche sono stati illustrati nuovi sistemi di monitoraggio e sistemi di valutazione del rischio che tengano conto di paramentri ambientali più puntuali che in passato per poter elaborare interventi di messa in sicurezza ben mirata. E’ stato anche presentato il Laboratorio aereo per le ricerche ambientali del CNR che ha proposto un metodo per individuare sul territorio le coperture in amianto esistenti. Un altro argomento di rilievo sono stati gli interventi negli edifici pubblici, individuando le priorità e mostrando come una Regione deve procedere nell’affrontare la bonifica e la messa in sicurezza.

Lo stato attuale
Secondo i dati forniti dal CNR i quantitativi di materiali contenenti amianto ancora presenti sul territorio italiano si aggirano intorno ai 32 milioni di tonnellate, per un totale di 8 milioni di metri cubi.
Quando ancora non se conoscevano le conseguenze dannose, l’amianto è stato infatti usato in maniera indiscriminata: basti pensare che entra nella composizione di oltre 3000 prodotti, alcuni di uso molto comune come tramezzi, tetti, condutture di acqua potabile, intercapedini e stucchi, mastici, sigillanti, pasticche dei freni, corde e tessuti.
Una situazione che coinvolge tutto il territorio nazionale, con punte in Piemonte (regione che ha registrato negli anni la maggiore produzione europea di amianto) e in Val d’Aosta, così come in molti poli industriali delle grandi città e in quelli dismessi dove esistevano impianti della Società ETERNIT.
"Per fortuna – sottolinea la professoressa Marabini – esistono procedure di rimozione, impianti di smaltimento e processi chimico-fisici di trattamento, ma occorre un grande sforzo congiunto del sistema ricerca e delle industrie per procedere alla sperimentazione e industrializzazione di processi di inertizzazione e riciclo dei materiali contenenti amianto e alla progettazione mirata di quelli sostitutivi innocui ed economicamente commerciabili".
Ad oggi a parte gli interventi realizzati con i fondi del Ministero sulle grandi aree industriali, c’è molto ancora da fare a livello locale dove le Regioni hanno fatto per ora solo i censimenti.

L’attenzione della ricerca è oggi anche sulla possibilità di riciclare l’amianto, studiando trattamenti e soluzioni in grado di ottenere materiali completamenti esenti da questo pericoloso minerale. Da parte del CNR c’è grande attesa per una legge che sta per uscire In Italia, dopo una gestazione lunga e difficile, che permetterà il riutilizzo di queste sostanze.
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