L'ultimo Consiglio dei Ministri ha finalmente detto l'ultima parola sulla tassa IMU, la cosiddetta "tassa municipale urbana".

Lo ha fatto con un decreto legge recante disposizioni urgenti per eliminare l'iniqua tassazione per tutto il 2013 (è previsto un intervento immediato per la prima rata già versata).
Il decreto stabilisce che "la tassa municipale sugli immobili – relativamente alla prima casa, ai terreni agricoli e ai fabbricati rurali – non verrà pagata nel 2013".

Ma per avere la copertura finanziaria di tale decisione è stata prevista, già dal 2014, una nuova imposta: la Service Tax, una nuova tassa sui servizi comunali che sostituisce la Tares.
Con un decreto legge contestuale alla legge di Stabilità dell’ottobre prossimo, infatti, verrà abolita la seconda rata IMU e istituita la cosiddetta "Service Tax".

Sarà riscossa dai Comuni ed è costituita da due componenti: riscossione di risorse per la gestione dei "rifiuti urbani" e riscossione per la copertura dei "servizi indivisibili".

Dal sito ufficiale del governo si legge questa spiegazione:
" La prima componente (Tari) sarà dovuta da chi occupa, a qualunque titolo, locali o aree suscettibili di produrre rifiuti urbani. Le aliquote, commisurate alla superficie, saranno riparametrate dal Comune con ampia flessibilità ma comunque nel rispetto del principio comunitario "chi inquina paga" e in misura tale da garantire la copertura integrale del servizio.

La seconda componente (Tasi) sarà a carico di chi occupa fabbricati. Il Comune potrà scegliere come base imponibile o la superficie o la rendita catastale. Sarà a carico sia del proprietario (in quanto i beni e servizi pubblici locali concorrono a determinare il valore commerciale dell’immobile) che dell’occupante (in quanto fruisce dei beni e servizi locali). Il Comune avrà adeguati margini di manovra, nell'ambito dei limiti fissati dalla legge statale."

Ma l'ormai ex tassa IMU non era già chiamata "tassa municipale urbana" per coprire vari servizi municipali?

Ora, la patata bollente ripassa ai Comuni che autonomamente potranno fissare le aliquote di tassazione.
E il tutto, così è stato dichiarato, passa attraverso un modello di tassazione comunale ispirato ai principi del cosiddetto Federalismo Fiscale, ma già le forti proteste di sindacati e inquilini sono scattate.

Ing. Enzo Ritto

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