Anni fa si diceva che l'ecologia (dal greco: oikos, "casa" o anche "ambiente"; e logos,"discorso" o “studio”) era la disciplina che studiava gli ecosistemi ambientali.

I materiali della bioediliziaL'edilizia ecologica nasce come reazione alla grave crisi ambientale di cui l'attività del costruire è pienamente responsabile, incidendo per un terzo circa sul consumo totale di energia nel mondo.

L'applicazione dei criteri di bioedilizia incontra ancora diverse difficoltà, i committenti per primi non sono abituati a pensare alle conseguenze ambientali delle proprie azioni, ed ancor meno gli utenti finali delle varie costruzioni attuali.
Tuttavia, si assiste ad un cambiamento nei comportamenti che nasce dalla paura per la propria salute e speriamo approdi ad una maggiore sensibilità verso i problemi ambientali e quindi alla Bioedilizia

L'Associazione BioediliziaAPULIA si pone, tra l'altro, questi obiettivi:

- favorire un controllo in cantiere delle fasi di costruzione, in modo da ottenere un'alta qualità abitativa;
- incentivare un'attenta progettazione dei dettagli costruttivi con l'utilizzo dei materiali più idonei;
- sviluppare una nuova cultura dell'abitare in ciascun cittadino e fruitore della "casa";
- creare occasioni di informazione e conoscenza in merito al grande tema della sostenibilità.

Ma il concetto di sostenibilità è molto vago.
Accanto all'impegno etico di non compromettere, alle generazioni future,la possibilità di soddisfare i propri bisogni, è necessario oggi offrire nuove possibilità.

Bisogna metabolizzare i concetti profondi di sostenibilità ambientale, sociale, economica ed avere il coraggio di creare una nuova concezione, come anche suggerito dal noto critico Philippe Daverio: che all'idea di sostenibilità si affianchi quella di sviluppo durevole.

Lo sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo che preserva la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve naturali: l'obiettivo è quello di mantenere uno sviluppo economico compatibile con l'equità sociale e gli ecosistemi, operante così in regime di equilibrio  ambientale.

Quindi, come continuare a vivere felicemente pur adottando una logica di sviluppo sostenibile?
La risposta è immediata: bisogna educare tutti alla sostenibilità e ad una vera qualità della vita che induca tutti noi cittadini a conoscere, e quindi scegliere, nuovi modi di vivere ed abitare.

Tutti ormai sanno di inquinamento ambientale e domestico, di variazioni bioclimatiche, di effetto serra e contenimento delle emissioni nocive.
Ma non ci si deve affascinare soltanto dai risparmi energetici per contenere il CO2 e ridurre il cosiddetto "buco nero" dell'ozono.
E sapendo che le costruzioni edilizie e le trasformazioni del territorio sono tra le cause più aggressive dell'eco-sistema ambientale, dobbiamo approfondire molto tutte le dinamiche che possano aiutare a risolvere, o quanto meno contenere, questo grave problema.

Certo ragionare sul mondo della bioedilizia non è semplice, perchè proprio l'edilizia ha al suo attivo una gravità di comportamenti nel campo dei rifiuti.

E' evidente che ci sono fasi differenti in cui poter intervenire:
1) nel campo delle nuove costruzioni, con il relativo consumo di suoli edificabili e non solo (basti pensare a tutte le infrastrutture) - quindi con evidenti ripercussioni sulle rocce e terre da scavo dichiarate anch'esse rifiuti, anche se non pericolosi;
2) nel campo dellel ristrutturazioni, con l'intento di effettuare un vero recupero immobiliare, ma con differenziati materiali di risulta;
3) nel campo della sicurezza degli edifici, con inevitabili demolizioni e ricostruzioni (argomento attualissimo dopo il terremoto che ha colpito l'Abruzzo, e che ha portato alla ribalta proprio il gravissimo problema dei rifiuti edili indifferenziati.

Ma al di là dei materiali di rifiuto delle terre e rocce provenienti da lavori di sbancamento e attività di scavo, che da sempre venivano riutilizzati per abbancamenti o come materia prima in altri cicli produttivi, e che finalmente si è giunti ad una effettiva esclusione dal novero dei rifiuti pericolosi purchè destinati all’effettivo utilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati, grande attenzuione si deve dare a quei materiali sottoposti alle procedure semplificate di recupero.

E nel campo delle nuove costruzioni o delle ricstrutturazioni va considerato che sono numerosissime le imprese che lavorano in edilizia, tenuto conto dell'elevato numero di cantieri aperti in qualsiasi realtà locale, e tanti disparati rifiuti vengono prodotti.

E'chiaro che il rifiuto si forma nel momento in cui un manufatto od una sua parte viene sottoposto ad una trasformazione, infatti questi si originano anche nelle varie fasi della costruzione, e risulta evidente che proprio nella scelta dei materiali più appropriati c'è una parziale risposta al nostro problema.

Notevoli quindi sono i vantaggi rinvenienti dal riutilizzo, in quanto si consente di ridurre lo smaltimento in discarica, di recuperare i rifiuti inerti in materiali idonei al reimpiego, evitando anche -con l’abbandono in discariche- il degrado urbano oltre al notevole contenimento dell’uso di materiali naturali provenienti dall’attività estrattiva.

Altro discorso, ben più complesso, riguarda i materiali residuati dall'attività di demolizione perchè conservano la natura di rifiuti sino al completamento dell'attività di separazione e cernita, poiché la disciplina in materia di gestione di rifiuti si applica sino al completamento delle operazioni di recupero.
Infatti i rifiuti da demolizione, per essere riutilizzati, devono essere trattati in appositi impianti di frantumazione, vagliatura, selezione e classificazione.

La scelta dei materiali da costruzione appare quindi di fondamentale importanza, in quanto influisce sull'ambiente e sulla salute degli abitanti.

I materiali comunemente usati oggi richiedono grandi consumi d'energia, esauriscono le risorse naturali e nella loro composizione è lasciato ampio spazio ad innumerevoli sostanze nocive.
Inoltre il consumo di energia primaria nella produzione è decisamente significativo nella valutazione ecologica dei materiali edili.
In effetti se la fabbricazione e lavorazione di una certa quantità di materiali (ad esempio i coibentanti) consuma alla fine più energia di quanta ne venga risparmiata sulla spesa di riscaldamento, questo sarebbe un cattivo impiego delle nostre sempre più esigue riserve energetiche future.

I materiali per la bioedilizia sono invece quelli che riescono a svolgere la loro funzione minimizzando l'impatto sull'ambiente.
I materiali bio-ecologici sono quelli che necessitano di un basso consumo di energia ed hanno una bassa produzione di rifiuti in tutte le fasi della loro vita e cioè: produzione, utilizzo e smaltimento una volta esaurito il loro ciclo.
Si tratta quindi di sostanze naturali, biodegradabili e facilmente riciclabili come ad esempio: legno, sughero, cotone, lino, lana e fibra di legno.
E materiali tradizionali quali argilla, calce, pietra, fibre vegetali, sono tuttora abbondanti e persino le scorte di legname possono essere garantite o migliorate con la gestione equilibrata dello sfruttamento del bosco.

Questi materiali sono facilmente riciclabili, producono poco o nessun inquinamento e, una volta terminata la loro funzione edile, vengono riassorbiti nei cicli naturali dell'ambiente.
L'utilizzo di materiali naturali e di soluzioni tecniche volte ad una maggior qualità edilizia garantiscono basse spese di gestione e manutenzione, oltre a benefici in termini di salute.

Ciò che si deve sviluppare è una nuova etica del costruire che riconosca il fondamentale rapporto tra l'ambiente costruito e l'ambiente naturale.
Al raggiungimento di questo obiettivo tutti possono e devono partecipare, perchè sia i committenti e sia i progettisti sono in grado di cambiare il mercato, attraverso scelte che rispettino i principi della vita.

Infatti spesso si dibatte circa i costi di costruzione di un edificio.
Ma essi diventano tema di dibattito televisivo e argomento dei quotidiani solo quando si sforano smisuratamente i budget di spesa in edifici spettacolari.

E anche i colpevoli sono presto trovati: a ragione o a torto, vengono sempre imputati gli architetti.
Ed effettivamnete per molto tempo gli architetti si sono presentati come artisti dell’architettura e di conseguenza, l’asettico compito di controllare i costi e il rispetto dei tempi di lavorazione costituivano solo una fastidiosa necessità.

In un periodo di grave crisi economica,però, in un momento in cui l’epoca delle icone dell’architettura volge ormai alla fine, si preannuncia un nuovo radicale cambiamento di pensiero per il futuro: gli architetti devono portare la propria competenza in diversi settori dell’edilizia.
Se riuscirà agli architetti di imporre oltre all’indiscutibile ruolo legato alla qualità progettuale anche la funzione di irrinunciabili esperti di economia e sostenibilità in architettura, si aprirà una nuova prospettiva: l’opportunità di riconquistare il terreno perduto nel processo edilizio.

Arch. Lorenzo Margiotta
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